La prima gara bagnata dell’anno arriva nel Gran Premio che formalmente conserva etichetta e bandiera del Bahrain per motivi politici e contrattuali, questo ne fa un elemento di disturbo che forse manda in panne l’intelligenza artificiale che sovrintende ai vari aspetti elettronici dell’ultima motorizzazione. Ironia a parte, a Sepang la Formula 1 viene presa in contropiede dalla pioggia, varie auto nel corso del giro di formazione dietro alla safety car rallentano fino a fermarsi, bisogna esporre la bandiera rossa per rispondere a un’emergenza diffusa.
La ragione è un bug nel software centrale che la Fia distribuisce alle squadre. Secondo fonti di Motorsport Network, in quel momento il codice di gestione dell’energia sta deviando tutta la potenza del modulo endotermico verso la ricarica forzata della batteria, tant’è che Hamilton via radio riferisce che il pedale dell’acceleratore sembra non rispondere all’input. È la stessa sensazione che descrivono Verstappen e Bearman.
La Fia nella nota di domenica sera cita “una combinazione senza precedenti” di vari fattori che il sistema ha letto come anomalie, a seguito delle quali è andato in modalità di protezione: bassa velocità, ridotta aderenza, impostazioni specifiche di gestione dell’energia per le condizioni da bagnato. C’entra il fatto che da regolamento in caso di gara bagnata la soglia di potenza a carico della parte elettrica viene tagliata da 350 a 250 kW, e ulteriormente scalata in alcune sezioni della pista per motivi di guidabilità. Questo incide direttamente sull’algoritmo che governa il flusso di energia, per cui le mappature vanno ricalcolate.
Ai test la specifica era stata provata in condizioni generali. Non era stata provata in condizioni particolari, per esempio alla velocità che bisogna tenere in caso di safety car o comunque in condizioni di basso grip, quando automaticamente si riduce anche il contributo di ricarica da parte della frenata dissipativa. Su questo, c’è un’ammissione di Nicholas Tombazis, che in serata si rende disponibile a nome della Fia per una conferenza stampa straordinaria: “Non ci è stato possibile provare il software così approfonditamente come avremmo voluto, perché quest’anno sul bagnato si è girato poco”.
Peggio, non si è girato affatto se non alle prove di sviluppo delle gomme con Pirelli, a marzo a Suzuka dopo il Gran Premio del Giappone con la Red Bull e la Racing Bulls, ad aprile con la Ferrari a Fiorano, sul circuito bagnato artificialmente: “Ma non direi che questi test fossero rappresentativi della situazione, per cui comunque non c’era modo di intercettare il bug”, sostiene Tombazis.
È un inciampo rilevante: “Non è una cosa da Formula 1, se fossi stato in tribuna sarei rimasto fortemente deluso”, obietta George Russell. Ma la Fia è anche pronta professionalmente a venirne a capo, durante la sospensione mette in moto i cervelloni del reparto tecnico e trasmette a tutte le squadre una nuova impostazione che interviene sulle soglie di lavoro della componente elettrica, scongiurando a tempo record il fiasco colossale di un ritiro di massa. Non era detto che funzionasse. Fatto sta che viene riattivato un Gran Premio vivace che alla fine è storia.
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