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Quella pioggia inutile di termini inglesi nel racconto della F1 in tv

Quella pioggia inutile di termini inglesi nel racconto della F1 in tv

Nel 2022 l’Independent si è occupato dell’abuso di anglicismi nella lingua italiana, un fenomeno fastidioso a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, “nonostante l’Italia sia uno dei Paesi europei con il livello più basso di inglese tra la popolazione”. È un tema, non tanto per una questione di autoritarismo linguistico, quanto per le ragioni che nasconde, pigrizia o esibizionismo, a seconda dei casi.

Ora, la Formula 1 è indiscutibilmente uno sport di radici inglesi e come tale è permeato di vocaboli che è impossibile e pedante tradurre: pit lane, pole position, gara sprint, stop-and-go, team radio, undercut, overcut e via dicendo. A maggior ragione quest’anno che il nuovo regolamento tecnico ha introdotto una serie di concetti nuovi ai quali si è stabilito, per diktat di Liberty Media, di associare un’etichetta specifica e internazionale, overtake mode per il rilascio dell’energia extra in fase di sorpasso e straight mode per l’attivazione dell’ala mobile.

Al di là delle necessità oggettive, chi racconta i Gran Premi – in televisione, come in rete e sulla carta stampata – insiste a sottoporre il pubblico a una pioggia indiscriminata e inutile di termini inglesi anche quando esistono validissime alternative in italiano: free practice anziché prove libere, impeding anziché intralcio, gomme slick anziché gomme lisce, mescola hard anziché mescola dura, power unit anziché propulsore, cockpit anziché abitacolo, starting grid anziché griglia di partenza, rookie anziché debuttante, wheelspin anziché pattinamento, line up anziché formazione, track limits anziché limiti della pista. Dei quali si tornava a parlare diffusamente nel fine settimana del Gran Premio di Singapore, per le ripetute violazioni di Kimi Antonelli.

E tutto questo per non dire dei cosiddetti anglicismi adattati, cioè le parole inglesi modificate per sembrare italiane. Tipo: pittare, che nel gergo di Sky è abbastanza ricorrente per indicare… l’azione del pit stop. Terribile.

Luca Sofri, parlando di regole della scrittura come pezzo della comunicazione, indica due priorità: “Una è far capire con maggiore esattezza e riuscita possibile. L’altra è farlo con risultati esteticamente e stilisticamente soddisfacenti per l’autore e per i destinatari che immagina”. Ragioni di efficacia e ragioni di bellezza, per lo scritto come per il parlato e per la comunicazione in generale, evidentemente. E questo tecnichese anglofono – che su certe bocche suona più innaturale di quanto già non sia – insomma, non è né efficace né bello.

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