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Marina Bay e il Gran Premio di Singapore in dieci curiosità che non sapevi

Marina Bay e il Gran Premio di Singapore in dieci curiosità che non sapevi

1. La città del leone… senza il leone. Singapore nella lingua locale è la città del leone, il nome l’ha dato Sang Nila Utama, il principe che nel 1299 ha fondato il regno di Singapore. Ma leoni là non ce ne sono mai stati; le tigri, casomai. A ogni modo, il leone resta il simbolo d’identità nazionale, per cui il governo nel 1986 ha introdotto un logo dedicato, per un utilizzo più libero in alternativa alla bandiera ufficiale per la quale si applicano restrizioni per impieghi commerciali o comunque non istituzionali.

2. Orgoglio nazionale. Le parole dell’inno nazionale di Singapore – che si chiama Majulah Singapura, con testo in lingua malese – una volta erano riportate a caratteri minuscoli in un riquadrino in basso a sinistra sulla banconota da 1000 dollari, che poi dall’inizio del 2021 non è stata più stampata per prevenire i rischi di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo.

3. L’educazione prima di tutto. Di 1000 dollari è la multa che si rischia di prendere se non si tira “immediatamente” lo sciacquone nei bagni pubblici. C’è una legge. In caso di recidive si arriva a pagare anche fino a 5000 dollari.

4. Cosa esce dal rubinetto. A Singapore il riciclo è una cosa seria. Si ricicla pure l’acqua attraverso microfiltrazione, osmosi inversa e disinfettazione a raggi ultravioletti. Alla fine l’acqua è come nuova, tant’è che la chiamano newater. E secondo chi se ne occupa si può anche bere.

5. A passo d’uomo, per modo di dire. Secondo uno studio della California State University, i pedoni a Singapore camminano più velocemente che in qualsiasi altra parte del mondo. Quindi, camminare a passo d’uomo è un concetto relativo. Per la cronaca, l’Italia non entra nelle prime 30 posizioni.

6. Inverno? Singapore si trova a meno di 150 chilometri dall’equatore, la temperatura più bassa che è mai stata registrata da quando esistono i rilevamenti ufficiali è di 19.4 gradi, risale al 30 gennaio 1934.

7. Alcol e motori. La curva – che fino al 2012 era una chicane – nel punto in cui c’è il Cricket Club, tra St. Andrew’s Road e Fullerton Road, prende il nome da un cocktail: il Singapore Sling che mischia gin, cherry brandy, triple sec, benedictine, granatina, succo d’ananas e amaro di angostura.

8. Numeri. L’impianto per illuminare il Gran Premio di Singapore – che nel 2008 è stato il primo in assoluto a disputarsi in notturna – è costituito da 1600 proiettori, sostenuti a dieci metri d’altezza da oltre duecento piloni d’acciaio, serviti a loro volta da quattrocento chilometri di fibre ottiche e più di quaranta quadri elettrici. L’impianto produce 75 volte la luminosità delle strade ordinarie, ci vogliono quasi due mesi e mezzo per allestirlo e uno per smontarlo.

9. Leggenda… metropolitana. Il ritiro di Mark Webber nel 2008 è attribuito al guasto del cambio: alla Red Bull risulta che il sistema abbia cercato di inserire due marce contemporaneamente, nel tratto tra la curva 12 e la 13, dove il circuito interseca la linea della metropolitana, per cui la squadra ha sempre creduto alla teoria di un’interferenza elettromagnetica o una scossa elettrostatica.

10. Intrusi in pista. La storia del Gran Premio di Singapore riferisce di intrusioni assurde sul circuito: un varano nelle prove libere nel 2016, ma soprattutto… un ubriaco nell’edizione del 2015, sull’Esplanade Drive tra la curva 13 e la 14.