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Singapore, il vero motivo per cui Antonelli ha scampato la penalità sui limiti della pista

Singapore, il vero motivo per cui Antonelli ha scampato la penalità sui limiti della pista

A giudicare da quanto frequentemente rischia di andare in penalità, Kimi Antonelli forse ha un problema serio di confidenza con i limiti della pista. La battuta di Toto Wolff, domenica sera: “Ho una buona strategia, gli metterò un cuscino dell’hotel sotto il culo, così potrà vedere la strada. Perché credo che sia questo il punto, non vede la strada”.

A Singapore nel corso del Gran Premio arrivano ai commissari quattro segnalazioni di violazione dei limiti della pista commesse da Antonelli, due alla seconda curva, una alla curva 19 e una alla curva 7 al momento della disattivazione del regime di virtual safety car. Il regolamento concede sempre tre jolly, al quarto abuso si applicano 5 secondi di penalità, ma la Mercedes in qualche modo la sfanga.

Sulle prime, nel paddock corre voce che i giudici abbiano riconosciuto le cause di forza maggiore. E cioè che Antonelli sia stato graziato per via di quel problema ai freni che la Mercedes accusava dai giri di ricognizione e per il quale sullo schieramento di partenza era stato necessario smontare tutto l’assemblato della ruota anteriore destra per raggiungere un sensore che era andato in tilt. E che comunque non si è riusciti a ripristinare, tant’è che la squadra per tutta la gara non sapeva a che temperatura stesse lavorando l’impianto frenante.

Antonelli da parte sua continua a segnalare anomalie via radio, anche del liquido fra i pedali. Nelle interviste, al traguardo dice: “Alla ripartenza dopo la virtual safety car, quando sono andato sui freni non c’è stata nessuna risposta, praticamente non c’era potenza frenante. Sono quasi finito nel muro”. È l’episodio della quarta infrazione, quello da cui teoricamente dovrebbe scaturire la penalità.

A Silverstone, proprio con lui, c’era stato un caso simile: ripetute violazioni dei limiti della pista anche per via di un danno aerodinamico che Antonelli aveva rimediato sul cordolo della Stowe. All’epoca, la Fia era stata inclemente. E Wolff aveva commentato: “Forse, il modo in cui vengono considerati i limiti della pista va rivisto”.

Non è mai cambiata le regola. Semplicemente, a Singapore la Mercedes esercita quello che negli altri sport è il diritto di challenge, la richiesta di rivedere un episodio dubbio. Nello specifico, quel passaggio pericoloso alla curva 7. Lo riferisce Nelson Valkenburg di Viaplay F1 che cita fonti della Fia.

In effetti, la procedura di assegnazione delle penalità sui limiti della pista è comunque semi automatizzata, da quest’anno le potenziali irregolarità vengono rilevate anche attraverso l’intelligenza artificiale, ma la convalida dell’infrazione resta in capo a un operatore umano che deve verificare la segnalazione. E che nel caso della Mercedes, di fatto, annulla la chiamata del sistema. Non sarebbe cambiato il risultato, dal momento che Antonelli al traguardo ha circa 16 secondi di tranquillità su Norris. Ma crea un precedente interessante.