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Elettronica spinta, errori umani e bug: ma la F1 è già prigioniera della sua complessità?

Elettronica spinta, errori umani e bug: ma la F1 è già prigioniera della sua complessità?

Una volta veniva sempre comoda la vecchia storia dei topi che si mangiavano i cavi elettrici, magari qualcuno ci credeva pure, ma oggi certe favole non le puoi raccontare, perlomeno a Singapore che è troppo pulita e ordinata perché un sorcio entri nel paddock senza pass. Così, alla fine la direzione di gara ammette “un errore umano” nel primo segmento di qualifica per la gara sprint, dove a seguito della bandiera rossa viene riattivato in ritardo e poi nuovamente disattivato il sistema centrale per l’overtake mode. C’è “un impatto sulle prestazioni di alcune auto in base alla loro posizione sul circuito”, la Fia rischia un esposto formale che comunque nessuno presenta. E in qualche modo l’emergenza rientra.

È diverso dal caso di Sepang, ma nel giro di due gare è il secondo inciampo tecnico importante su una materia che in meno di dodici mesi è esplosa. Bradley Lord, il team principal in seconda alla Mercedes, non a caso a Sepang dava questa sentenza: “Il percorso per il futuro deve puntare alla semplificazione, non all’aumento della complessità”.

Perché forse è anche vero quello che sostiene Stefano Domenicali – che la maggioranza dei tifosi non guarda i tecnicismi, segue l’effetto e non la meccanica che c’è dietro – ma Sepang con il bug delle centraline ha sbattuto brutalmente un tema sul tavolo: “Questi motori sono incredibilmente complessi e dipendono da una quantità enorme di software. Quando si verifica un errore o un glitch, scoppia il caos. Serva da lezione”, osservava Max Verstappen, che è sempre stato il più critico sul nuovo ciclo di regole.

Oggi, le auto di Formula 1 si guidano anche in congiunzione con gli algoritmi che sovrintendono alla gestione dell’energia e stabiliscono cosa deve fare il motore, a valle di un apprendimento preliminare basato su tecniche di machine learning dalle quali discendono quelle scelte che il pilota comunque non potrà mai fare sul controllo della componente elettrica, cioè quanta energia immagazzinare e rilasciare, dove e come. Su questo, Oscar Piastri proprio in Malesia quando si parlava di imparare un circuito dove la maggior parte dei piloti non aveva mai gareggiato diceva: “Un pilota ci mette due o tre giri a imparare la pista, il motore ne impiega circa dieci”.

Questo schema di gestione evolve verso l’ottimo funzionale a mano a mano che il sistema continua ad apprendere, per cui è necessaria da parte del pilota una costanza maniacale negli input. Altrimenti la macchina – intesa nella sua accezione sociologica e quindi ben oltre il concetto meccanico di automobile – può toppare. O chokare, come dicono i gamer.

In questo senso, per quanto ha potuto verificare la Cadillac, c’è un contributo preoccupante dell’intelligenza artificiale nell’incidente di Valtteri Bottas a Baku: lui arriva lungo alla prima curva, la centralina equivoca il punto del circuito in cui si trova l’auto, riconfigura la mappatura di governo del modulo elettrico e di fatto ridimensiona il contributo della frenata rigenerativa che non interviene alla curva 15. Tant’è che Bottas a caldo riferisce l’impressione che abbiano frenato solo le ruote anteriori.

È un caso estremo, ma richiama quello che Charles Leclerc riferiva già a Shanghai per spiegare un’anomalia nelle qualifiche per la gara sprint: “Ho alzato leggermente il piede in curva 9 e questo mi è costato mezzo secondo su un rettilineo”. In pratica, una variazione nella modulazione dell’accelerazione confonde la centralina che risponde con una correzione nella funzione di rilascio dell’energia, con le sue conseguenze.

Perché una pezza al software si trova sempre come metterla, ma al di là dei guasti tecnici il tema è concettuale, se non etico. E Damon Hill commentando i casini di Sepang la metteva in questi termini: “L’integrazione di intelligenza artificiale, sistemi ibridi e algoritmi rischia di ridurre l’arte della guida a un ruolo marginale o irrilevante. Lo dice chi ha vissuto in prima persona lo sviluppo degli aiuti elettronici alla Williams. È questa la Formula 1 che vogliamo? È una domanda fondamentale”. Più di ogni altra sui regolamenti del futuro e sull’impatto del super clipping.

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