Finisce con Lewis Hamilton in infermeria per controlli, Lando Norris durante la gara apriva la visiera per asciugarsi il sudore, Kimi Antonelli sui rettilinei toglieva le mani dal volante per prendere fresco attraverso i polsi della tuta: “Ho fatto tre quarti di gara dietro un’altra auto in aria sporca, il caldo era notevole”.
Si conferma massacrante l’appuntamento di Singapore: un tasso di umidità mostruoso mai inferiore all’80 per cento, lo smog, i muretti, praticamente la fatica di Sepang con l’applicazione cerebrale di Montecarlo, tant’è che i piloti ogni anno ci arrivano osservando una routine specifica, meno attività fisica tra una sessione e l’altra, più succhi, più frutta e soprattutto più mirtillo che pare aiuti la vista.
Resta la disidratazione il dramma principale, nell’arco del Gran Premio si perdono anche quattro chili di fluidi: Hamilton già nel 2024 aveva patito un colpo di calore, Valtteri Bottas nel 2017 lamentava disturbi alla vista per essere rimasto senza borraccia, Fernando Alonso nel 2014 su Twitter esibiva con orgoglio la pianta del piede con la pelle a squame, il risultato di “due ore di sauna in macchina”.
Ma quest’anno il sovraccarico veniva dall’emergenza sui valori della qualità dell’aria per via degli incendi boschivi in Indonesia: il livello di inquinamento sulla scala aqi standardizzata è arrivato alla fascia viola che vuol dire “molto malsano”. E che la pioggia di sabato ha solo lievemente migliorato, ridimensionando i valori di concentrazione di monossido di carbonio alla soglia appena inferiore e quindi comunque malsana.
Chi guidava con il giubbottino refrigerato, come Leclerc, dice di averne tratto un certo beneficio: “Ma a stare dietro un’altra vettura si soffriva comunque”. Non lo aveva Verstappen, che non sembra ne abbia risentito. E non lo aveva Antonelli perché la Mercedes ha scelto di non svilupparlo per dirottare le risorse altrove, nel limite del tetto di spesa. È il tema che George Russell sollevava già in Malesia: “La Fia dovrebbe intervenire e permettere che le squadre possano portare avanti un progetto al di fuori del budget cup”.
Per il resto, pesa il fatto che tolta Monte Carlo la media oraria a Marina Bay è la più bassa in tutto il calendario, per cui la tappa di Singapore oltre a essere già pesante è anche più lunga delle altre. Jenson Button nel 2011, quando il circuito era anche più lento e aveva 23 curve anziché 19, già proponeva: “Forse è una gara che va accorciata”. Ma una mozione ufficiale non è mai stata presentata. Una deroga invece esiste proprio per Monte Carlo, 260 chilometri anziché 305 come altrove. E non fa nemmeno caldo quanto a Singapore.
Autopromozione
Accadde oggi, la Formula 1 in 366 giorni dal 1950 all’era moderna
Corse, duelli, episodi, curiosità giorno per giorno, scopri il libro su Amazon






