È di nuovo un tema il super clipping. Non che fosse sparito, ma su certe piste con un layout più favorevole alla gestione dell’energia è stato meno evidente e meno sentito. A Spa invece la Formula 1 torna su un circuito più fluido, senza frenate importanti, che in ragione di tutto questo si sapeva fosse critico per il prelievo di energia dal modulo endotermico in favore del modulo elettrico.
Così, la pole di Antonelli è 3.8 secondi più lenta di quella di Norris dell’anno scorso, in percentuale il tempo sale del 3.8% nonostante l’aerodinamica attiva sia concessa per la prima volta in cinque zone. Non è nemmeno il peggioramento più evidente da quando è iniziato il campionato, perché a Melbourne il divario rispetto al 2025 era stato del 4.6%. Ma è comunque più che a Suzuka, dove la nuova Formula 1 perdeva il 2% e lo shock portava a quei correttivi di emergenza per salvare la faccia allo spettacolo, fra cui la riduzione a 7 MJ della soglia standard di ricarica in qualifica e la possibilità di impiegare la ricarica forzata fino al picco massimo di potenza del modulo elettrico, in modo da ottenere come effetto ultimo una fase di super clipping più breve.
Malgrado tutto, il confronto da un anno all’altro resta spietato per il Belgio, soprattutto in due punti, in base alla comparazione dei grafici della telemetria di Antonelli e Norris con gli strumenti di GP Tempo: il primo, dopo lo scollinamento del Raidillon dove l’intervento della ricarica forzata prevale sulla progressione di spinta del modulo endotermico e sul contributo dell’aerodinamica attiva, per cui a bilancio si va addirittura in decelerazione nella percorrenza del rettilineo del Kemmel; il secondo, in tutto il tratto da Les Combes fino alla staccata per la chicane di Fagnes, incluso il curvone di Pouhon, dove il diagramma della velocità di Antonelli resta sempre clamorosamente sotto quello della velocità di Norris.
Il secondo punto fa più discutere dell’altro, perché “una volta – commenta Norris – a Pouhon si vedeva chi aveva le palle”. Oggi invece la curva di Pouhon è una di quelle in cui la potenza termica viene tagliata dalla frenata rigenerativa, per cui la velocità di percorrenza si mantiene intorno a una soglia di circa 260 chilometri all’ora contro i 300 del 2025. Di fatto, si passa liberamente a tavoletta: “Non è più una curva”, dice Piastri.
Insomma, è un’altra Formula 1. Non meno valida per contenuti tecnici, ma oggettivamente meno veloce nell’insieme. Per cui Max Verstappen resta il più eloquente: “Per la maggior parte del secondo settore siamo su 450 o 500 cavalli, più o meno quanto produce un’auto di Formula 3, ma con la deportanza della Formula 1”.
Non è una stima esatta, perché i motori della Formula 3 non arrivano a 400 cavalli. Sono quelli per la Formula 2 a produrne 620, e quindi – almeno in quel passaggio e almeno in termini di erogazione di potenza assoluta – effettivamente sì, vincono sulla Formula 1. Resta pur sempre una narrazione semplicistica, che prescinde dalle valutazioni al contorno sull’efficienza dell’insieme propulsivo. Su cui la Formula 1 non è seconda a niente e nessuno.
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