L’aspetto più ironico di tutta la questione è che la Ferrari per la prima volta dall’inizio del campionato resta fuori dal podio proprio nella gara in cui debuttavano i primi aggiornamenti importanti sulla SF-26. E nella gara che secondo Fred Vasseur doveva aprire una nuova stagione.
È impegnativa e deludente invece la domenica di Miami, per entrambi i lati del box. Nel caso di Leclerc pesa l’errore dell’ultimo giro per rispondere all’assalto di Piastri: “Colpa mia”, ammette. Nel caso di Hamilton, un contatto al via con Colapinto, dal quale deriva un danno aerodinamico che comporta “problemi di surriscaldamento – spiegava Vasseur – e la necessità di fare molto lift-and-coast per portare l’auto al traguardo”.
Al di là degli episodi specifici, alla Ferrari continua a mancare qualcosa in termini di prestazione pura, tant’è che Leclerc sabato dopo le qualifiche commentava con Sky: “Credevo potessimo puntare più in alto, gli altri arrivano in Q3 e hanno una marcia in più. È sempre la stessa cosa da inizio anno, noi questa marcia in più non ce l’abbiamo”. In effetti, la Ferrari ha spinto sugli sviluppi, ma gli altri hanno spinto di più: “Sento in giro che gli aggiornamenti della McLaren – diceva Hamilton – hanno funzionato anche meglio di quanto si aspettassero. Noi non abbiamo avuto lo stesso effetto”.
A ogni modo, la base della SF-26 resta buona. Anzi, secondo Hamilton la Ferrari probabilmente è addirittura la migliore del parco macchine: “Quello di cui abbiamo disperatamente bisogno è un upgrade del motore, perché altrimenti è difficile vedercela con la potenza della Red Bull e della Mercedes”.
Di qui l’attesa sempre più nervosa per il primo momento di verifica finalizzato alla concessione degli aduo, i gettoni di sviluppo per la convergenza delle prestazioni dei motori: Vasseur a Shanghai lasciava trapelare che la Ferrari si stesse già organizzando nella direzione di un corposo sviluppo dell’insieme propulsivo, dando per certo il deficit dalla Mercedes. O meglio, dando per certo che la valutazione delle prestazioni trovasse la Ferrari oltre la soglia minima per l’assegnazione del salvagente: “Sarà l’opportunità per colmare il divario, più di quanto possa portare la nuova direttiva sulla misurazione del rapporto di compressione (da Monte Carlo in poi, ndr)”.
Su tutto, una certezza: la scelta di ridimensionare il turbocompressore resta un elemento vincente, per la velocità in curva e per l’accelerazione allo stacco di frizione in partenza. E quest’ultimo è un vantaggio che teoricamente non s’è perso, perlomeno non del tutto, malgrado la direttiva sui 5 secondi extra di preparazione dello spunto che di fatto hanno livellato il campo.
Per il resto, Toto Wolff a Melbourne già sentiva la sfida: “La sensazione prevalente è che ci aspetta una lotta con la Ferrari”.






