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Budapest, la bandiera gialla sporca ancora la qualifica. E se la via fosse il giro secco in Q3?

Budapest, la bandiera gialla sporca ancora la qualifica. E se la via fosse il giro secco in Q3?

La bandiera gialla per il testacoda di Max Verstappen nel momento di massima intensità dell’ultima manche delle qualifiche di Budapest danneggia Russell e Antonelli riproponendo il tema dell’imprevisto che sporca l’assalto alla pole, a un mese dal caso analogo di Spielberg, dove Russell alla fine se l’era cavata con furbizia. E questo solo per parlare di episodi fortuiti, perché poi ci sarebbero anche quelli da bandiera gialla strategica per impedire il giro agli altri e proteggersi, com’è stato emblematico con Michael Schumacher a Monte Carlo nel 2006 e forse anche con Nico Rosberg, sempre a Monte Carlo nel 2014, quando il dolo non venne provato.

È un tema sensibile, tant’è che Carlos Sainz a Spileberg sosteneva che chiunque provochi una gialla, o peggio ancora una rossa, vada penalizzato automaticamente di tre posizioni, qualunque sia la ragione. Non secondo Leclerc, perché “se qualcuno finisce a muro sta già pagando un prezzo alto”. Ma anche perché, come disse Dereck Warwick, il quale nel 2014 a Monaco era nel pool dei commissari che studiarono il caso di Rosberg, “non è mai facile decidere di retrocedere un pilota. Si rischiano di influenzare diversi aspetti, probabilmente l’esito del Gran Premio, ma certe volte anche quello del campionato del mondo.”

Piuttosto, la Formula 1 ha bisogno di una soluzione alla radice, a prova di incidenti e furbate. Charlie Whiting nel 2014 proponeva di allungare la sessione in caso di bandiera gialla, in modo da permettere a chiunque di giocarsi almeno un ultimo tentativo. Ma forse, meglio ancora può funzionare l’idea che suggeriva Fernando Alonso nel 2023, un solo giro cronometrato, un’auto alla volta, con garanzia di pista libera, al sicuro da ogni forma di disturbo, incluse le bandiere gialle e gli impedimenti da parte di chi fa il giro di rientro o prende spazio per lanciarsi: “Ogni altra soluzione non funzionerebbe, perché si troverebbe sempre un modo per aggirarla”.

Dal 2003 al 2005 la qualifica si è disputata esattamente così, venne cambiata perché non c’era pathos finché non toccava ai big e bisognava disputare una qualifica preliminare narcotizzante per stabilire l’ordine d’uscita nella seconda. Ma un compromesso ci può stare: Q1 e Q2 come sono oggi con la tensione emotiva dell’eliminazione, e solo il Q3 su giro secco con ordine di uscita in base alla classifica inversa della seconda frazione. Del resto, già adesso il vero tentativo di pole è solo quello dell’ultimo minuto.

Un intervento sul regolamento sportivo presuppone un percorso lunghissimo di approvazione in commissione paritetica. E la Formula 1 soprattutto sulle qualifiche ci va di piombo perché l’ultima modifica – nel 2016, l’eliminazione progressiva come nel gioco delle sedie, dove la musica s’interrompe e chi resta in piedi è eliminato, un’idea di Bernie Ecclestone per mischiare le carte – è finita malissimo e da allora non si è più nemmeno lontanamente pensato di toccare le qualifiche.

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