Hanno domandato a Fernando Alonso perché nelle prove libere di venerdì muovesse spesso la mano sul volante, e lui: “Fate troppa attenzione a queste stupidate”. Hanno anche domandato a Max Verstappen dove si colloca la pole di Sepang nella lista delle altre che ha conquistato: “Non me le ricordo, nemmeno Hamilton si ricorda le sue”. E questo solo per dare un’idea del motivo per cui, alla fine, non ha torto Alonso che l’anno scorso a Sakhir chiedeva meno media, a tutti i livelli:
Facciamo troppi incontri con la stampa. Giovedì è un giorno intero con la stampa, venerdì abbiamo la fan zone e ci fanno altre domande. Dopo le prove libere dobbiamo rilasciare ancora obbligatoriamente delle dichiarazioni, poi produciamo contenuti per i social media dopo le qualifiche e la gara. Se moltiplicate tutto questo per il numero di piloti, team boss e altra gente simile, si può dire che parliamo troppo.
Sempre lui e sempre l’anno scorso, a Melbourne dopo le prove del venerdì alla prima di campionato diceva:
Non ho nulla da raccontare su quello che ho imparato in pista oggi. E anche se avessi imparato qualcosa, non lo direi. Vengo alle interviste perché mi obbligano, ma davvero non c’è niente di cui parlare. Questo è il primo di altri 24 venerdì tutti uguali tra loro.
È un’insofferenza condivisa, Verstappen una volta faceva questa osservazione: “Spesso potrei rispondere prima ancora di sentire la domanda”. E il tempo che la Formula 1 dedica alla stampa è la componente che più di altre ha sorpreso Gabriel Bortoleto all’esordio dopo la Formula 2: “I fine settimana sono pienissimi, abbiamo molti obblighi da rispettare in questo senso”.
Già, obblighi: parlare con i giornalisti ha sempre fatto parte del gioco, i piloti non possono sottrarsi perché il regolamento – ma anche i contratti commerciali prima ancora di esso – prevedono sanzioni in caso di inadempienze. Il punto è che l’evoluzione della fruizione dello sport in tutte le sue espressioni ha gonfiato il giocattolo prolungando la disponibilità che i piloti – e non solo loro – devono assicurare all’ufficio stampa, con il risultato che si finisce per rispondere sempre alle stesse domande, incluse quelle più assurde.
Qui si apre un altro tema: Liberty Media sta riscrivendo le regole di accesso per la stampa aprendo la recinzione del paddock anche a chi non è strettamente del mestiere: per l’accredito delle testate online occorre che il sito riceva almeno 250 mila utenti unici al mese sulla sezione dedicata alla Formula 1 e questo sposta l’ago della valutazione dalla qualità verso la viralità, cioè verso un’informazione più leggera nei contenuti.
L’impressione è che se la Formula 1 eliminasse il 50 per cento delle interviste e cambiasse le regole di ingresso, girerebbero meno boiate e il paddock sarebbe un posto migliore.






