·

Sepang 1999, la prima in Malesia: il ritorno di Schumacher… a fare il gregario di Irvine

Sepang 1999, la prima in Malesia: il ritorno di Schumacher… a fare il gregario di Irvine

La novità assoluta, in ogni senso possibile rispetto ai contesti da cui proviene la Formula 1 alla fine degli anni Novanta: trecentocinquanta chilometri a nord dell’equatore, il termometro non è mai sceso sotto i 18 gradi da quando esistono i rilevamenti ufficiali, si incrociano tradizioni malesi, cinesi e indiane, il traffico è un’opera d’arte imprevedibile e il segreto della felicità si nasconde nel cibo da strada dei mercati notturni.

È questa Kuala Lumpur, la prima metropoli del boom economico e petrolifero che apre ai Gran Premi, c’è un sovvenzionamento statale importante che fa di Sepang il nuovo standard per lo sport: carreggiata larghissima, vie di fuga infinite, fra il punto più basso e quello più alto c’è un dislivello di 22 metri, lo sviluppo del circuito riprende il disegno del fiore di ibisco, le tribune centrali richiamano le palme giganti. Si tratta anche del primo autodromo completo di Hermann Tilke che rapidamente diventa l’uomo di fiducia di Bernie Ecclestone per gestire lo sviluppo del calendario nella nuova direzione. Presto arrivano Sakhir, Shanghai, Istanbul e via dicendo, tutte opere sue.

C’è un prologo curioso, a marzo all’inaugurazione presenziano Eddie Irvine e Mika Hakkinen, si sperticano in complimenti elementari da ufficio stampa. Non può ancora pronosticarlo nessuno, ma il mondiale da lì a sette mesi arrivano a giorcarselo loro. E non Michael Schumacher, al quale l’incidente di Silverstone ha imposto diverse settimane di stop, lasciando alla Ferrari l’unica via di Irvine per un titolo iridato che manca da vent’anni.

Schumacher si ristabilisce a due gare dalle fine, rientra in pista il 17 ottobre: Gran Premio di Malesia, appunto, dove Hakkinen si presenta in testa alla classifica per 2 punti su Irvine. La consegna è chiarissima: a Irvine serve una spalla, uno scudiero, un maggiordomo, un gregario, tutto quello che Schumacher non è mai stato e adesso accetta di essere. Aziendalista fino in fondo.

Fissa la pole position con un secondo di vantaggio su Irvine, è il margine più comodo dell’anno, anzi degli ultimi tre anni. Sta chiarendo chi comanda, oltre ogni logica di servilismo aziendale. In gara, gli dà strada due volte e gli lascia generosamente la vittoria. La battuta di Irvine, spregiudicato, in conferenza stampa: “Quest’uomo è deprimente, non solo è il migliore dei numeri uno, è anche il migliore dei numeri due”.

Ma il dopo gara è movimentato, le Ferrari sono estromesse dai risultati per 10 millimetri di irregolarità dei deflettori e questo dà automaticamente la vittoria e il mondiale a Hakkinen e alla McLaren, a tavolino. Tra l’altro, si tratta di un’obiezione su un elemento che era stato modificato già la gara precedente e non era stato segnalato. Jean Todt si assume la responsabilità dell’errore tecnico, convoca una conferenza stampa straordinaria e rassegna le dimissioni. Che Montezemolo respinge.

In appello, a tempo record, la Fia rilegge le misure e ritratta la squalifica ripristinando l’ordine d’arrivo. La sentenza viene pronunciata sabato 23, è lo stesso giorno in cui viene assolto anche Giulio Andreotti, in primo grado a Palermo nel processo per associazione a delinquere di stampo mafioso. La Fia cita un intervallo di tolleranza che in Malesia pare fosse sfuggito; di fatto, preserva il pathos del campionato rinviando l’assegnazione dei titoli all’ultima corsa. Ron Dennis non è indulgente: “Vogliamo tutti una gara esaltante in Giappone, ma la McLaren paga un prezzo troppo alto”.

Autopromozione

Accadde oggi, la Formula 1 in 366 giorni dal 1950 all’era moderna

Corse, duelli, episodi, curiosità giorno per giorno, scopri il libro su Amazon