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Madrid tocca un nervo scoperto, ma la virtual safety car resta utile e valida

Madrid tocca un nervo scoperto, ma la virtual safety car resta utile e valida

C’è un problema di sorpassi che riguarda specificamente il circuito di Madrid, ma c’è un problema di regolamento che riguarda tutto il campionato e Madrid l’ha solo riproposto in misura più evidente che altrove: “Qualcosa fuori dal mio controllo – diceva Lando Norris – e fuori dal controllo della squadra, è una regola che non dovrebbe definire il risultato di una gara”.

Si parla evidentemente dell’impatto della virtual safety car sullo sviluppo lineare del Gran Premio: Norris al giro 14 transita oltre l’ingresso della pit lane appena prima che venga attivato il regime di virtual safety car, Antonelli e Verstappen vanno ai box e dimezzano il tempo del cambio gomme, lui invece entra un giro dopo, proprio quando la direzione di gara toglie le bandiere. A quel punto, per varie ragioni fra cui anche la scelta iper conservativa della Pirelli sulle gomme, la vittoria è virtualmente nelle mani di Antonelli. Che giustamente riconosce: “La gara se la meritava tutta Norris”.

C’è un dibattito, la posizione più semplicistica è quella che dava Carlo Vanzini in telecronaca con il solito affondo scomposto: “Devi guardare la classifica, non puoi mettere la virtual safety car quando il leader è passato, allora aspetti. Lo vediamo noi, come fa a non vederlo la direzione di gara”. Già, ma la direzione di gara non lo vede perché non è tenuta a vederlo, legittimamente tiene il focus sulla sicurezza che prevale sul resto, altrimenti per una questione di equità sportiva dovrebbe monitorare un quadro comunque più largo, oltre il leader e oltre le posizioni di testa.

Non vuol dire che la regola non sia perfezionabile. Per esempio, Norris propone di mantenere il regime di virtual safety car almeno per un giro rispetto al momento dell’attivazione, per dare a tutti la possibilità di un pit stop in condizioni favorevoli. Oppure di chiudere la pit lane. Sempre Norris, sostiene se ne sia già discusso in un confronto con la Fia in tempi non sospetti, e poi la cosa sia caduta.

Ma è anche interessante un’idea di Nico Rosberg: applicare la riduzione di velocità in pit lane come in pista, in proporzione, modo da annullare la possibilità di prendere vantaggio dal cambio gomme in regime di virtual safety car.

Resta il fatto che la virtual safety car è un elemento di disturbo potenziale anche quando non ci sono di mezzo le soste, perché chi la becca prevalentemente su settori veloci ne esce più penalizzato rispetto a chi si trova in curva, per cui fa sempre gioco un certo fattore di fortuna. Emblematica in questo senso resta la feature race di GP2 a Monte Carlo nel 2016, dove Artem Markelov sotto virtual safety car allunga su Norman Nato sfilandogli 16 secondi, pur rispettando il regolamento alla lettera.

A ogni modo, la virtual safety car al di là di tutte le imperfezioni che può avere per come viene applicata resta uno strumento potentissimo e validissimo che permette al direttore di gara di intervenire sul circuito in condizioni di ragionevole sicurezza senza neutralizzare i distacchi. E per questo è sempre meno invasiva della safety car che cancella il pregresso e presuppone anche una lunga procedura di riallineamento e ripartenza, con tutte le conseguenze che ne derivano.