È durato tutto il mese di luglio il road tour della Williams in Sudafrica, il gran finale ha visto in strada Alex Albon che è volato direttamente da Budapest a Johannesburg all’indomani del Gran Premio di Ungheria per chiudere un lunghissimo programma di eventi promozionali. Che riguardavano solo gli sponsor della squadra, ma sono comunque un altro passo della Formula 1 verso il ritorno nel paese.
Il presidente Ramaphosa è atteso nel paddock per negoziare il contratto, o quantomeno per un allineamento di obiettivi. L’ha svelato il ministro dello sport, senza specificare dove e quando sia previsto l’incontro. Il progetto comunque si basa sul rilancio della pista di Kyalami, la cui candidatura ha vinto il ballottaggio interno contro il circuito urbano di Città del Capo che si voleva commissionare a Hermann Tilke.
Ci sta lavorando Apex Circuit Design, una società di ingegneria e consulenza internazionale con sede legale in Inghilterra, specializzata in autodromi e strutture per il motorsport. Per Kyalami, l’idea è di preservare il layout originario, cioè l’ultimo sul quale ha gareggiato la Formula 1 nel 1993, e ottenere l’omologazione di grado 1 per i Gran Premi. Ma vanno anche aggiornate le infrastrutture, in funzione di un mondo che rispetto all’epoca dell’ultimo passaggio in Sudafrica adesso muove volumi logistici più importanti.
Tutto il resto è questione di soldi, Kyalami nel 2018 considerava proibitive le spese per la Formula 1: “Finanziariamente non è fattibile con l’attuale struttura dello sport”. Il canale di trattativa si è riaperto nel 2022, era anche deciso che il posto l’avrebbe liberato Spa, ma Kyalami doveva trovare qualcosa come 40 milioni di dollari per pagare la tassa di iscrizione in calendario e mettere in programma la ristrutturazione della pista: 35 milioni sarebbero venuti da Patrice Motsepe, già presidente della confederazione africana di football, nonché fondatore e amministratore di African Rainbow Minerals, un colosso minerario che si occupa di estrazioni in Sudafrica e Malesia; il resto, da uno sponsor che poi non si è trovato.
Questo ha messo in stallo la trattativa, ma il ritorno in Africa resta in cima alle priorità della Formula 1 per il potenziale commerciale e per ragioni anche simboliche, affinché il campionato del mondo sia veramente del mondo riconquistando l’ultimo continente che manca sulla mappa. Tant’è che dietro le quinte si è mosso anche Lewis Hamilton: “Non vorrei lasciare lo sport senza aver avuto la possibilità di correre lì, ci ho provato per sei o sette anni”.
Così, nella conferenza stampa di aggiornamento sugli obiettivi della Formula 1, oggi anche Stefano Domenicali torna a parlare dell’Africa: “Le interlocuzioni stanno procedendo molto bene”. Non cita specificamente Kyalami, perché in effetti il Sudafrica non corre da solo: c’è una candidatura spontanea del Ruanda per un nuovo circuito, intorno a un lago, nelle foreste nei pressi del futuro aeroporto di Bugesera, vicino a Kigali, è coinvolto anche Alex Wurz come consulente del comitato promotore; e c’è uno studio di fattibilità anche più vasto per l’iniziativa del Marocco, un parco tematico con circuito e alberghi nella baia di Tangeri.
Ma la proposta del Sudafrica resta l’unica a essere direttamente sostenuta dal governo. E questa è una forma di garanzia che la Formula 1 ha sempre considerato con favore.






