Dopo il Gran Premio d’Olanda esce su X un post al vetriolo di Sean Summers, che nell’ambiente dei Gran Premi non è propriamente un addetto ai lavori, ma è comunque il responsabile dell’area marketing di Mercado Libre, lo sponsor di Franco Colapinto e quindi, in misura più o meno diretta, la mano che al momento lo tiene aggrappato all’Alpine e alla Formula 1 attraverso una valigia di almeno quattro milioni di dollari all’anno. Il testo:
I commissari stanno distruggendo l’integrità della Formula 1. Questa stagione si stanno dimostrando inadeguati e stanno condizionando l’esito dei Gran Premi. Si tratta di pura incapacità, malafede o una combinazione dei entrambe? È chiaro che all’interno di quell’istituzione esistano problematiche profonde e radicate.
È uno sfogo che va dichiaratamente oltre l’episodio specifico di Zandvoort e quindi oltre la doppia penalità per violazione delle bandiere gialle. Viene evidentemente da un’insofferenza pregressa, perché in effetti nel conto dei provvedimenti verso Colapinto nel 2026 – e guardando solo le situazioni di gara – ci sono anche 10 secondi di stop-and-go a Melbourne per l’intervento fuori tempo di un meccanico sullo schieramento di partenza, 5 secondi a Monte Carlo per la questione della velocità in pit lane e altri 10 secondi a Barcellona sempre un’infrazione in regime di bandiere gialle. Tanto per la cronaca.
L’Alpine prende le distanze attraverso una nota ufficiale, ribadisce quello che aveva già detto Flavio Briatore con fermezza e senza eccessi verbali. E cioè che secondo il metro di giudizio della squadra le sanzioni di Zandvoort restano severe, ma la fiducia alla Fia e al suo staff è fuori discussione. È un atto dovuto, perché nel frattempo il post pesantissimo e sconclusionato degli sponsor di Colapinto diventa virale sui canali della frangia più violenta della rete, alimentando una certa violenza online contro i commissari della Federazione.
Il post viene rimosso, forse perché interviene direttamente la squadra. Però martedì esce un comunicato della Fia la quale pur senza riferimenti specifici richiama “rispetto e responsabilità, online e offline, da parte di chiunque sia coinvolto nel nostro sport”. Inclusi gli sponsor, quindi.
Tutto questo, a quasi quattro anni dal lancio dei lavori di United Against Online Abuse, la coalizione proattiva promossa dalla Fia dopo il caso eclatante e gravissimo di Austin 2022, dove Sylvia Bellot che in quella gara era nel collegio giudicante era stata pesantemente minacciata sui social network per le decisioni relative alla collisione fra Fernando Alonso e Lance Stroll.
All’epoca, una serie di precedenti di cyberbullismo avevano già riguardato diversi piloti. Nicholas Latifi e Yuki Tsunoda soprattutto, per il ruolo indiretto che avevano avuto loro malgrado nel 2021 nel confronto enfatico fra Hamilton e Verstappen.






