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I sospetti di Wolff, la replica di Vasseur: perché la vera sfida resta il budget cap

I sospetti di Wolff, la replica di Vasseur: perché la vera sfida resta il budget cap

Il sasso nello stagno l’ha tirato Toto Wolff nel fine settimana di Spielberg: “Noi, la McLaren e la Red Bull abbiamo portato finora un solo grosso aggiornamento dell’auto e solo piccoli step alle gare successive. La Ferrari invece sembra sia un’eccezione perché continua a introdurre aggiornamenti importanti, come se avessero risorse illimitate. Si parla anche di un nuovo motore e questo vorrebbe dire che lo sviluppo è iniziato almeno sei mesi fa. Le regole invece sono le stesse per tutti, o almeno spero”.

Le regole sono quelle sul tetto di spesa, bisogna stare dentro 215 milioni di dollari, escludendo i salari dei piloti, delle tre massime cariche della squadra, le trasferte e altre voci minori, in rialzo del 60% rispetto ai 135 milioni dell’anno scorso, in conseguenza dell’inflazione, dello sviluppo per i nuovi regolamenti e delle disparità geografiche sulle sedi operative. Per i motori vige una regolamentazione di spesa separata. È un tema centrale perché chi sfora è passibile di sanzione sportiva, in funzione di quanto importante è lo scostamento.

A Silverstone, la replica di Fred Vasseur: “Quando ho letto le parole di Toto Wolff ho pensato fosse uno scherzo. Trovo abbastanza ironico che certi discorsi vengano da lui. Personalmente, non ho mai dedicato tempo a calcolare il budget o gli sviluppi della Mercedes, è compito della Fia”. Che ha un nucleo di valutazione dedicato alle verifiche di rendicontazione delle spese. Sempre Vasseur: “Quando la Red Bull o la Mercedes sviluppano l’auto sono sempre geniali, quando lo facciamo noi stiamo imbrogliando”.

In effetti, gli stracci se li tirano Mercedes e Ferrari, ma la questione è trasversale: “Le grandi squadre hanno una macchina per fabbricare soldi al piano interrato della loro fabbrica”, dice Fernando Alonso. Con meno ironia, Carlos Sainz la mette in questi termini: “Siamo sorpresi dagli aggiornamenti che portano i big, le differenze sono enormi. Senza il budget cap ne porteremmo di più anche noi. Non so il motivo, forse c’è qualcosa a livello finanziario che non facciamo così bene come loro”. La chiave, secondo Lando Norris: “Dipende dalla rapidità con cui si interviene, da quanto tempo si dedica a ogni singolo componente. Si tratta di efficienza”.

Già: con l’introduzione del tetto di spesa la Formula 1 è una corsa a chi spende meglio i quattrini, non necessariamente a chi ne spende di più. In questo senso, il budget cap ha aggiunto un elemento di confronto in un ambiente che non è mai stato solo sportivo. Keith Duckworth diceva: “Quello che un idiota fa con centomila dollari, un ingegnere lo fa con un dollaro”. Un bravo ingegnere.

Ma è curioso che certi sospetti sull’overspending nel 2022 venissero dalla Ferrari con Mattia Binotto, pari pari a quanto dice oggi Wolff sulla Ferrari: “Stanno migliorando l’auto a ogni Gran Premio dall’inizio della stagione. Prima o poi si dovranno fermare, altrimenti non so come faranno con il budget cap”.

Ad oggi, la Red Bull è l’unica ad avere infranto clamorosamente i limiti del regolamento finanziario, nell’anno della lotta enfatica fra Verstappen e Hamilton, uno sforamento di 1.8 milioni di dollari sui 145 concessi dell’epoca, per via di alcune voci di spesa che secondo Milton Keynes andavano escluse dal tetto e secondo la Fia e le altre squadre invece rientravano. Finì con un patteggiamento di 7 milioni di dollari di multa e una limitazione del 10% sulla ricerca aerodinamica per il 2023, cose che all’atto pratico non hanno spostato di nulla l’inerzia di quel campionato.

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