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Effetto Colapinto: adesso l’Argentina (ri)vuole il suo Gran Premio di F1

Effetto Colapinto: adesso l’Argentina (ri)vuole il suo Gran Premio di F1

La Formula 1 lo dà come il pilota con il maggiore incremento di valore di mercato e di quotazione su F1 Fantasy. Che è pur sempre un gioco in una dimensione parallela, ma in qualche modo recepisce un riscontro reale e cioè la popolarità crescente che sta travolgendo Franco Colapinto dal giorno del debutto nei Gran Premi. Nonostante qualche eccesso di tifo.

Lui nel 2024 ha riportato la bandiera albiceleste in Formula 1 a 23 anni dall’ultimo portacolori che era stato Gaston Mazzacane, una meteora, rispetto al quale Colapinto è partito con più garanzie: Fernando Alonso lo segue dal 2019 e l’ha fatto gareggiare nel suo team nella Formula 4 spagnola; il resto, sulla rotta verso la Formula 1 è soprattutto il risultato degli sponsor, perché Colapinto ha risvegliato tutta una nazione, alla maniera in cui Max Verstappen ha risvegliato l’Olanda.

Tant’è che adesso anche il paese di Fangio ripensa al suo Gran Premio che manca dal 1998, cioè prima del tracollo finanziario. Il presidente Javier Milei dice che l’Argentina è pronta, non solo per la Formula 1, ma anche per il mondiale rally. Le sue parole, all’apertura del Congresso della Fia a Buenos Aires:

La passione argentina per le corse è senza tempo. Ecco perché vi invito a sognare con me. L’Argentina ha tutte le condizioni per accogliere nuovamente nel proprio calendario la Formula 1 e il campionato del mondo di rally. Abbiamo la tradizione, abbiamo i piloti e ora stiamo ricostruendo quella serietà istituzionale che queste categorie richiedono prima di scegliere un paese.

Mohammed Ben Sulayem a nome della Fia si dice disposto a sostenere queste candidature: “La situazione economica ora è migliorata, la cosa è fattibile”, risponde. Già nel 2024, all’epoca dell’esordio di Colapinto, il ministro del turismo e dello sport si era mosso per concertare un incontro in occasione della gara di San Paolo, che ad oggi resta l’unica in un territorio vastissimo e commercialmente strategico come l’America del Sud.

Poi ovviamente per fare una corsa ci vuole un autodromo. Omologato. Su Buenos Aires, l’unica sede in cui abbia mai gareggiato la Formula 1, nel 2017 era stato presentato un progetto di ammodernamento che recepiva anche le indicazioni di Charlie Whiting per conto della Fia, nei giorni in cui il destino del Gran Premio del Brasile si faceva fosco e serviva un paracadute in area latina. I lavori non sono mai partiti, ma a gennaio è iniziato un adeguamento funzionale da 150 milioni di dollari su progetto di Hermann Tilke rivolto specificamente al motomondiale che rientra nel 2027 lasciando Termas de Rio Hondo, dove ci sono problemi finanziari.

A ogni modo, il nuovo progetto di Buenos Aires contempla anche un’estensione da 4.3 a circa 4.9 chilometri, con l’intenzione di aprire alla Formula 1. Se si trova l’accordo commerciale che invece è una questione fuori dalla competenza della Fia, ma di esclusiva pertinenza della Fom e quindi di Stefano Domenicali, da parte del quale non ci sono conferme esplicite di trattative in tempi recenti.