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Dal tuffo di Monte Carlo all’incidente di Monza, così moriva Alberto Ascari nel 1955

Dal tuffo di Monte Carlo all’incidente di Monza, così moriva Alberto Ascari nel 1955

Per almeno tre motivi, Monte Carlo 1955 conserva un peso specifico rilevante nella storia della Formula 1: il primo, Louis Chiron all’età di 55 anni e nove mesi è il più anziano a una corsa iridata, stabilisce un primato che non verrà mai battuto; il secondo, la Ferrari con Maurice Trintignant mette a segno il primo trionfo nel principato, dove non vincerà più prima che siano passati vent’anni; il terzo è un incidente singolare di Alberto Ascari al porto.

È la terza gara di Ascari sulla Lancia, per la quale lui ha lasciato la Ferrari nel ’53, da campione del mondo, dopo una trattativa privata estenuante e senza mediatori. L’auto al giro 80 sembra accusare un problema ai freni, oppure slitta sull’olio. A quel punto, Ascari sceglie deliberatamente di andare verso il mare anziché contro una tribuna, sfonda le barriere al porto e si inabissa. Viene salvato dai sommozzatori, quella scena ispira anche una copertina iconica di Tintin disegnata da Jean Graton.

Ascari si rompe solo il naso, lunedì viene dimesso dall’ospedale e giovedì viene invitato a Monza da Eugenio Castellotti e Gigi Villoresi che stanno provando la Ferrari 750 Sport per il Trofeo Supercortemaggiore. Non è previsto che prenda parte ai test, comunque prima di pranzo vuole fare un giro anche lui. È in abiti borghesi, maniche di camicia e pantaloni ordinari. Lui che è scaramantico e superstizioso all’inverosimile, non ha nemmeno l’elmetto azzurro, il portafortuna di sempre da cui non s’è mai separato per guidare; glielo stanno riparando dopo l’incidente di Monaco, deve rimediare con quello bianco di Castellotti.

Completa due giri, al terzo esce di strada dopo la vecchia curva del vialone, forse per schivare un operaio delle squadre che all’epoca lavorano alla costruzione dell’anello di alta velocità. A terra, le tracce di una frenata poderosa. L’auto si ribalta, Ascari è ucciso sul colpo. L’inchiesta esclude il cedimento meccanico, le cause restano sconosciute. “Perdo – dice Juan Manuel Fangio – l’avversario più valido”.

Ascari scompare a 36 anni, come suo padre Antonio che pure era morto di 26, a luglio nel 1925. Le coincidenze sono sorprendenti: entrambi con 13 vittorie, entrambi ammazzati da una curva sinistrorsa quattro giorni dopo un altro incidente, entrambi lasciano moglie e due bambini. Vicino al padre, Alberto è inumato nel cimitero monumentale di Milano.

È un episodio che pesa sul destino della Lancia, tant’è che entro due mesi il programma per la Formula 1 viene smantellato: con tutto l’arsenale di ricambi, da Torino partono alla volta di Maranello le sei Lancia che la fabbrica cede a Ferrari, a fronte di un contributo a fondo perduto di 250 milioni di lire distribuiti in cinque anni e garantiti dalla Fiat. Per acquisire il materiale aveva avanzato richiesta anche la Mercedes, allora il principe Filippo Caracciolo, presidente dell’Aci, si era attivato con la Fiat affinché il know-how non venisse svenduto e disperso all’estero.

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