La vittoria di Kimi Antonelli che partiva con l’handicap della penalità nel Gran Premio d’Italia era data mediamente a 12.0 dai principali siti di scommesse. Non tantissimo, ma era ritenuta comunque meno probabile di quelle di Lando Norris e George Russell che venivano quotati rispettivamente a 2.5 e 3.2. La remuntada dalla diciannovesima posizione invece è da almanacco delle corse. Insieme a queste altre, le più importanti e le più incredibili in oltre settant’anni nell’arena della Formula 1.
John Watson da P22 a Long Beach 1983. È decisiva, nel bene e nel male, la resa delle gomme Michelin. Racconta Watson: “Ci qualificammo dietro perché le gomme erano più indicate per le auto con il turbo, soprattutto le Renault con più potenza e peso. Noi con gli aspirati non le portavamo in temperatura in qualifica. Ma in gara, con il pieno, veniva fuori la qualità della macchina”. Lui e Niki Lauda partono ventiduesimo e ventitreesimo con le McLaren, rimontano tutto lo schieramento e fanno doppietta.
Bill Vukovich da P19 a Indianapolis 1954. I puristi non la considerano, per via della diatriba storica sulla valenza tecnica della 500 Miglia ai fini della Formula 1. La gara comunque formalmente è in calendario, per cui la rimonta di Vukovich, da P19 a P1 sulla Kurtis Kraft, entra di diritto in graduatoria. Ma nella storia di Indianapolis non è nemmeno la migliore: Ray Harroun nel 1911 si aggiudica la prima edizione partendo ventottesimo.
Rubens Barrichello da P18 a Hockenheim 2000. Con gomme d’asciutto sul bagnato, con la Ferrari conquista la prima vittoria di carriera. Si avvantaggia anche della safety car quando un disoccupato della Mercedes con un lenzuolo addosso attraversa la pista per gettare dei volantini.
John Watson da P17 a Detroit 1982. Sempre lui, uno specialista del recupero, evidentemente. Anche qui, c’entra la scelta delle mescole. La classifica è stilata per somma di tempi, la gara è sospesa al settimo giro per l’incidente tra Patrese e Guerrero, poi interrotta al giro 62 per il raggiungimento del limite delle due ore.
Kimi Raikkonen da P17 a Suzuka 2005. La gara è vivace, soprattutto per effetto di una griglia di partenza disordinata a causa della pioggia intermittente nella sessione di qualifica. E si decide all’ultimo giro, nel sorpasso di Raikkonen a Fisichella alla staccata per la prima curva: “Si provano delle emozioni più forti quando si lotta per guadagnare qualcosa”, dice Iceman.
Max Verstappen da P17 a Interlagos 2024. La partenza viene anticipata alle 12:30 per evitare il picco del maltempo che flagella tutto il weekend. Verstappen che non è entrato in Q3 scala ancora più dietro per sostituzione di parti del motore e si schiera in P17, poi di fatto P15 perché mancano Albon e Stroll nelle loro caselle. È carico a pallettoni e la Red Bull è una super macchina: resta fuori con le intermedie logore mentre aumenta la pioggia, è la chiave per vincere perché la bandiera rossa per l’incidente di Colapinto è il jolly decisivo per un cambio gomme a motori spenti. A quel punto, gli manca solo il sorpasso su Ocon, una formalità.
E una menzione speciale. A rigore, non entra in lista perché la posizione ufficiale di partenza è la settima, ma Jenson Button a Montreal 2011 al primo giro precipita in fondo e da lì ricostruisce: tra pit stop e penalità totalizza sei passaggi in corsia dei box, ma alla fine va a soffiare il successo a Vettel all’ultimo giro, in una gara folle e perversa con 23 auto. Messa in questa termini, la rimonta migliore della storia è la sua, senza dubbi.
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