C’è anche Alex Wurz nel team che lavora all’autodromo di Kigali per il Gran Premio d’Africa, partecipa attraverso l’impresa di cui è fondatore con suo padre, Franz Wurz, anche lui ex pilota, di rally però, nonché uno dei pionieri in Europa nello sviluppo di corsi di guida preventiva per la gestione del rischio.
Da qui nel 2006 è nata un’idea imprenditoriale che si chiama Test & Training International e si occupa di sicurezza stradale, alla quale è stata affiancata Wurz Design, il segmento tecnico, lo studio di ingegneria con specializzazione nella progettazione di infrastrutture per il motorsport, secondo una filosofia che valorizza la sostenibilità finanziaria e operativa a lungo termine.
Ad oggi, il portafoglio delle opere include il complesso di Elbasan in Albania, i centri di addestramento di Teesdorf e Saalfeden in Austria, Zlin in Repubblica Ceca, Madrid e Shanghai. Soprattutto, Wurz Design sta realizzando il circuito del polo di Qiddiya in Arabia Saudita, con la curva sospesa nel vuoto, su una struttura a sbalzo, dov’è previsto che gareggi la Formula 1 dal 2028.
Kigali è una sfida diversa e più completa, in un ecosistema che va interamente attrezzato, ma offre uno scenario da cartolina che non si poteva inventare. Diceva Alex Wurz alla presentazione del progetto:
Si è discusso di un circuito cittadino, di un eventuale trasferimento altrove, magari sfruttando il vecchio aeroporto, e sono state prese in considerazione diverse opzioni. Quando siamo venuti a conoscenza del progetto di sviluppo a Bugesera e lo abbiamo visto di persona, osservando i pendii e i laghi, mi sono detto che fosse l’unico posto possibile, perché la natura aveva già creato una topografia perfetta.
Nella gerarchia operativa, l’ingegneria globale per l’impianto di Kigali è in capo a Carsten Tilke: il cognome non mente, è il figlio di Hermann Tilke che attraverso il suo studio di consulenza ha già prodotto Sepang, Sakhir, Shanghai, Istanbul, Valencia, Singapore, Abu Dhabi, Yeongam, Nuova Delhi, Austin, Sochi, Baku, Gedda e Las Vegas. Sarebbero state sue anche Hanoi e Port Imperial che non hanno mai visto la luce. All’atto pratico, Wurz disegna la pista e Tilke la traduce in realtà, sviluppandola negli impianti e nelle infrastrutture, incluse le tribune, combinando la visione del pilota al rigore dell’ingegneria. Magari funziona sui punti dove ha fallito Madrid.






