Panoramica. Austin apre il secondo triple header dell’anno, in sequenza con Città del Messico e Interlagos. Viene inaugurata la nuova maxi struttura permanente del Paddock Club in cima alla prima curva, con accesso diretto dai box mediante una cabinovia, e si interviene per spianare vari avvallamenti sul circuito, sebbene il problema ancora non venga risolto del tutto. Kimi Antonelli ha il primo match point per chiudere matematicamente il campionato.
Gli aggiornamenti tecnici. La Ferrari porta l’ultima evoluzione della SF-26 prima di dirottare tutte le risorse sull’auto del 2027, vengono modificati fondo, pance e diffusore. Alla Fia sono segnalati interventi minori per la Red Bull e la McLaren, nulla per la Mercedes.
Venerdì. Con Leclerc, la Ferrari è in testa nelle due sessioni di prove, la Mercedes e la Red Bull sono vicine con Antonelli e Verstappen, la McLaren paga un secondo di distacco. Nell’ambito del programma che impone almeno due cambi per ogni auto nel corso del campionato, nella prima sessione di prove torna Colton Herta sulla Cadillac e viene utilizzato per prove aerodinamiche. In chiusura delle prove viene collaudata la nuova mappatura per le condizioni di bassa aderenza, dopo la patch che la Fia aveva diffuso all’ultimo minuto per risolvere il bug di Sepang.
Sabato. Vengono rivisti i limiti della pista alle curve 12, 15 e 20 dopo che nella giornata di venerdì erano scattate 207 segnalazioni di infrazione. Antonelli trova una magia che lo porta a sorpresa in pole davanti a Verstappen e Hadjar. Invece, la Ferrari – che aveva ribadito il passo nell’ultima sessione di prove libere – regredisce in quarta e quinta posizione: pesano “errori di guida”, secondo Vasseur che di fatto scarica la responsabilità sui piloti.
La gara. Verstappen al giro 13 anticipa il primo cambio gomme, la Mercedes non reagisce, restando fedele al piano di un solo stop che sarà la chiave per vincere con Antonelli. Entrano invece le Ferrari che quindi come la Red Bull vanno per due soste. Ma la sequenza di impiego delle gomme di Verstappen – morbida, morbida, media – è perdente rispetto a quella delle Ferrari – morbida, media, dura – per cui Leclerc nel finale attacca il secondo posto e lo porta a casa. Avrebbe una chance anche Hamilton, ma viene castrato dalla virtual safety car per il ritiro di Bottas e resta quarto.
Il commento. Ancora non basta per la certezza matematica del titolo, ma Antonelli piazza una prestazione che da sola è una tesi di laurea: rimette la Mercedes sulla via della pole e della vittoria dopo gli sforzi con il nuovo pacchetto, è un martello con la gomma dura, che non era la gomma da gara e della quale non sembravano convinti nemmeno gli ingegneri della Pirelli. E poi assesta un’altra scoppola a Russell che accumula quasi un minuto di ritardo con la stessa strategia… e la stessa macchina.
Gli altri fatti. Non spiega tutto il distacco, ma Russell comunque paga 5 secondi di penalità per una violazione dei limiti della pista al primo giro. Nelle retrovie, Sainz alla partenza viene sbattuto a muro da Lindblad che non viene sanzionato. In parco chiuso, Alonso è iper polemico sul testa a testa con Albon: “Il livello nell’ultimo terzo della griglia è molto basso”.
Dati e statistiche. Leclerc è secondo per numero di podi conquistati alla Ferrari, con Austin sono 56, davanti ha solo Michael Schumacher a 116. Verstappen è appena il secondo pilota nella storia a conquistare otto podi consecutivi sullo stesso circuito, l’altro è Hamilton al quale l’impresa è riuscita quattro volte, a Sakhir, Silverstone, Abu Dhabi e proprio ad Austin.






