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Il bluff del New Jersey: perché il Gran Premio a Weehawken non si è mai fatto

Il bluff del New Jersey: perché il Gran Premio a Weehawken non si è mai fatto

Un tracciato non permanente con vista su New York, un circuito cittadino a Weehawken che sfrutta le arterie a quattro corsie accanto al fiume Hudson, nella zona di Port Imperial dove i traghetti vanno e vengono da Manhattan. Per gli organizzatori, “sarà come Spa Francorchamps, ma darà le sensazioni di Monte Carlo”. È il 25 ottobre 2011, Bernie Ecclestone in conferenza stampa assegna la Formula 1 al New Jersey per dieci anni a partire dal 2013, confermando quella che una settimana prima era più di un’indiscrezione sul Wall Street Journal, e cioè un’intesa preliminare con Chris Christie, il governatore dello Stato della viola sororia.

All’epoca la Formula 1 si sta riaffacciando in America, c’è in programma lo sbarco ad Austin per il 2012 ed Ecclestone cerca già il raddoppio, anticipando quella che sarà la politica commerciale e geografica di Liberty Media per riportare la massima serie automobilistica al livello di popolarità che ha smarrito negli Stati Uniti. È una missione sentita: il finanziatore principale è Leo Hindery junior, fra i consulenti viene nominato Chris Pook che alla fine degli anni Settanta ha portato la Formula 1 a Long Beach. Soprattutto, fa da intermediario Flavio Briatore che procura a Ecclestone un contatto con Donald Trump. Ma il terreno è impervio: “Correremo, purtroppo non così presto come speravamo”, dicono gli organizzatori dodici mesi dopo la firma.

Ufficialmente, c’è un intoppo in merito all’asfaltatura dei tratti che il circuito – su progetto di Hermann Tilke – deve condividere con la viabilità ordinaria. La verità è più complessa perché lo stato non è direttamente coinvolto nelle fonti finanziarie, a differenza di quello che auspicava Ecclestone. Il quale allora prova a tirare dentro la Red Bull per dare consistenza al business plan: “New York per loro è un mercato importante”. Tant’è che nell’estate del 2012 viene organizzata un’esibizione promozionale a New York e Weehawken con David Coulthard sull’auto che ha vinto il mondiale l’anno prima con Vettel.

Nel frattempo, il circuito di Valencia cade rapidamente in degrado, allora Ecclestone dirotta in New Jersey le reti di protezione e le barriere per accelerare i lavori e consentire di rispettare l’impegno del 2013. Non c’è modo, così arriva la prima proroga, poi un’altra e un’altra ancora: “Laggiù hanno gli stessi problemi che avevano all’inizio, non è cambiato niente”.

Insomma, il progetto di portare la Formula 1 in New Jersey affonda un po’ alla volta, Baku e Città del Messico reclamano un posto in calendario e le squadre non ci stanno a correre più di venti gare all’anno. Così, Ecclestone decide che Port Imperial va abbandonata. Ma assicura: “Se io oppure qualcun altro avessimo investito dei soldi, la gara sarebbe andata avanti perché le squadre morivano dalla voglia di fare una corsa dalle parti di New York”.

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