Non c’è impegno statale nel piano economico finanziario per il Gran Premio che si inserisce nell’offerta turistica del Vietnam, il paese che vive sull’acqua, il paese liquido, ma anche e soprattutto il paese dei dazi doganali bassi e del regime fiscale leggero che quindi attira gli investimenti stranieri. Su queste basi, viene chiuso il 7 novembre 2018 l’accordo con Liberty Media e la Formula 1, finalizzando un’operazione già avviata da Bernie Ecclestone, il quale alla fine aveva lasciato cadere la trattativa “perché in quella parte del mondo abbiamo già abbastanza gare”.
La sede è Hanoi, la città sul delta del Fiume Rosso, sette milioni di abitanti e cinque milioni di motorini. Il governo prima di muoversi pare abbia fatto un sondaggio: “Abbiamo chiesto alla gente un’opinione sulla gara e tutti hanno mostrato supporto, per attrarre turismo”. Lo sponsor principale è VinFast, la prima e principale casa automobilistica vietnamita.
Il circuito è un altro progetto di Hermann Tilke, pista urbana che ricorda Baku, 5 chilometri e mezzo e 22 curve copiate dalle più iconiche del mondo com’è stato fatto già per Austin, un lunghissimo tratto in accelerazione, il corpo dei box è ispirato alla cittadella imperiale e al Tempio della letteratura. L’idea è che si corra in notturna, l’appalto per gli impianti viene aggiudicato alla controllata asiatica di DZ Engineering che già illumina il Gran Premio di Singapore: “Ci sono diverse strutture ancora da costruire, poi credo che alcune sezioni del circuito diventeranno delle strade pubbliche”, anticipa Charlie Whiting.
Il cronoprogramma è serrato, Hanoi deve chiudere i lavori a tempo record entro quindici mesi perché lo sbarco della Formula 1 è previsto il 5 aprile 2020. Sbarco che chiaramente non avviene, perché l’emergenza sanitaria del covid blocca il mondo in lockdown. Quando si riparte, Hanoi non viene inserita nella riorganizzazione del calendario del mondiale, il comitato promotore si premura di confermare che il circuito è pronto, ma ammette che resta complessa la gestione della pandemia.
A ogni modo, Hanoi viene esclusa anche l’anno dopo in tempi più sereni e stavolta infatti il covid c’entra poco, perché il motivo principale è l’arresto di Nguyen Duc Chung, ex sindaco, presidente in carica del comitato organizzatore, per possesso di documenti di stato. Qui la Formula 1 perde il suo interlocutore e il progetto viene messo da parte. Stefano Domenicali sostiene che il Vietnam resti “un’opzione per il futuro”, ma nel frattempo gli spazi assegnati alla Formula 1 vengono restituiti allo stato per rifare lo stadio e potenziare le strutture ricettive per i Giochi del sud est asiatico del 2022, nella zona in cui si sviluppa la sezione permanente del circuito.
È l’epilogo di una storia senza prologo. In una versione accorciata, a Capodanno 2023 la pista viene utilizzata per la prima volta per qualcosa, un evento promozionale organizzato dalla sede locale dell’Honda, e poi nuovamente ad aprile per una parata dei corpi armati. Dopodiché, cominciano i giorni dell’abbandono, l’intonaco comincia a creparsi, la vegetazione invade curve e tribune. Lo svela l’incursione – non del tutto lecita, anzi dichiaratamente “illegale” – delle telecamere di Beach Office, un canale You Tube che il 29 dicembre 2024 mostra come anche la natura stia reclamando i suoi spazi.
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