Di rientro dal Gran Premio a Madrid, la Ferrari e la Racing Bulls facevano tappa a Imola per due giornate di test per conto di Pirelli, per lo sviluppo dei pneumatici per il 2027. Si trattava di provare nuove gradazioni verso la zona alta del ventaglio, cioè verso le mescole più morbide che l’anno prossimo cambiano anche in conseguenza dell’utilizzo di nuovi componenti provenienti da fonti rinnovabili certificate, nella direzione dell’impegno globale della Formula 1 verso la sostenibilità.
In un pezzo online a firma di Alessandro Miglio, secondo La Gazzetta dello Sport “i dati raccolti potrebbero rivelarsi utili già in questa stagione. Le scuderie di Maranello e Faenza partirebbero in vantaggio nel caso in cui si chiudesse il Mondiale a Imola”, cioè se saltasse la coda di campionato a Losail e Abu Dhabi, come effettivamente sembra che sia, dal momento che le squadre stanno già prenotando in zona per il primo weekend di dicembre.
A ogni modo, la lettura sui benefici potenziali del test è marcatamente infondata. Perché al di là del fatto che le prove riguardavano gomme fisicamente e chimicamente diverse da quelle che verranno portate eventualmente a Imola per il Gran Premio, c’è che i test di Pirelli sono sempre sottoposti a vincoli di neutralità sportiva, in applicazione di un protocollo rigidissimo stabilito dalla Fia e sottoscritto dalle squadre.
È una regola consolidata: è concesso di girare con l’auto del campionato corrente che viene giudicata più rappresentativa di un modello precedente, ma si prova rigorosamente al buio, nel senso che le spalle dei pneumatici non sono etichettate e le squadre non sanno mai cosa stanno provando veramente.
Sostanzialmente, forniscono un servizio a Pirelli, tant’è che gli impegni in pista sono anche distribuiti equamente fra tutte le squadre nell’arco del programma di sviluppo. E da questo servizio giustamente non devono derivare favori competitivi. Lo spiegava proprio la Ferrari ad aprile attraverso un contenuto esclusivo sui propri canali social, un’intervista a Matteo Togninalli, il responsabile delle attività in pista:
È Pirelli a fornirci i pneumatici, è Pirelli a fornirci il piano di lavoro da svolgere. Noi eseguiamo esclusivamente ciò che ci viene richiesto. Ci vengono date solo le informazioni strettamente necessarie per far funzionare la vettura. Sul momento non siamo autorizzati a conoscere alcun dettaglio tecnico. Ma sappiamo ovviamente l’obiettivo del test, long run o giro lanciato, bagnato o che asciutto, e magari quale aspetto vogliono migliorare.
Questo implica che la sessione, senza la chiave di codifica dei risultati, è indicativa solo per Pirelli. E perciò il test di Imola – che peraltro era stato pianificato in tempi non sospetti, e cioè quando ancora non si parlava di un paracadute per il Medio Oriente – non è un’agevolazione, comunque lo si legga. In fondo, lo dimostra il fatto che nessuno l’ha bloccato o contestato.
autopromozione
La lingua della Formula 1, un dizionario tecnico, sportivo ed extra sportivo
Oltre trecento voci aggiornate ai nuovi regolamenti del 2026, scopri il libro su Amazon






