Si chiama Manuale di circolarità dei costruttori di Formula 1, è stato distribuito l’anno scorso e si prevede venga periodicamente aggiornato, per supportare le squadre nell’adozione e nello sviluppo di tecnologie di produzione sostenibili, che perseguano cioè il benessere presente senza compromettere il futuro, secondo i principi di condivisione, riuso, riparazione e riciclo delle risorse. L’economia circolare, appunto.
È una stesura a più mani, ha coinvolto in prima linea la Fia, Deloitte e la McLaren, la quale secondo quanto riferiva Nicholas Tombazis “è già in posizione dominante sugli aspetti della sostenibilità”. Non che gli altri siano inattivi, ma la McLaren ha sperimentato in tempi non sospetti l’impiego di fibre di carbonio riciclate e non a caso è risultata la prima squadra a ricevere il riconoscimento delle tre stelle della Fia per l’accreditamento sul rispetto dell’ambiente. Dove nel tempo sono arrivate tutte le altre.
In pratica, il manuale fissa la metodologia di raccolta e analisi dei dati dei cicli produttivi per il telaio – e al momento solo per quello – con il fine ultimo di costruire una metrica di circolarità oggettiva e condivisa, che dica sostanzialmente come si posizionano le squadre di Formula 1 rispetto a una tematica sempre più sentita a livello globale, in una cornice più ampia e critica. Sempre Tombazis:
La circolarità è un aspetto chiave, ovviamente abbiamo un gran numero di componenti che vengono fabbricati quotidianamente e portati in gara, per cui va incoraggiato un utilizzo più responsabile di queste parti. Anche un potenziale riutilizzo, nei limiti del possibile, è vitale.
La Formula 1 come soggetto aggregato aderisce dal 2019 all’impegno internazionale sulla neutralità carbonica, con l’obiettivo di tagliare del 50 per cento le emissioni entro il 2030, attraverso misure specifiche su strutture operative, eventi correlati alle gare e ottimizzazione della logistica. Oggi, per quanto attesta Sustainability Magazine, è al 35 per cento rispetto al dato di riferimento del 2018, cioè quello relativo all’ultimo esercizio prima dell’avvio del programma di riconversione, malgrado l’espansione del calendario da 21 a 24 gare con il conseguente incremento degli spostamenti: “Abbiamo ridotto l’impatto nonostante lo sport continui a crescere e raggiungere nuove platee nel mondo”, dice Stefano Domenicali.
È l’effetto di un’azione combinata e strutturata in cui intervengono carburanti sostenibili, energie alternative e decarbonizzazione, in fabbrica come nei trasporti, per i quali si va verso una riorganizzazione via mare o attraverso nodi infrastrutturali regionali. Di qui lo sforzo per la razionalizzazione del calendario delle gare con l’accorpamento per area geografica, anche contro le pretese originarie dei promotori che cercano date strategiche guardando all’indotto.
Il punto è che oggi il risparmio delle risorse a 360 gradi non è ancora sinonimo diretto di risparmio per il portafoglio, in Formula 1 come in altri ambiti, per via di una serie di accorgimenti tecnici che comportano costi supplementari. E questo è un problema, per i vincoli del regolamento finanziario sul tetto di spesa.
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