Ognuno ha un numero che gli porta bene e forse uno che gli porta male, il 21 ottobre allora è il giorno sfortunato di Alain Prost che ci ha perso due mondiali, uno contro Niki Lauda nell’84 e un altro contro Ayrton Senna sei anni dopo. Per questioni sportive, ma anche per questioni… di karma.
Estoril 1984. All’ultima gara della stagione, Lauda è campione per la terza volta in carriera, ma è anche l’iridato con il vantaggio più corto, mezzo punto su Prost. Questa del mezzo punto è una storia che parte da Monte Carlo: là, Prost chiede e ottiene dal direttore di gara – che quel giorno è Jacky Ickx – la bandiera rossa e la fine anticipata della gara per avverse condizioni meteo, per proteggersi da Senna che lo sta minacciando con la Toleman. Il punteggio è dimezzato in quanto non viene superato il 75% della distanza totale, per cui Prost prende solamente 4 punti e mezzo anziché 9. Ne avrebbe presi 6 eventualmente dietro a Senna, sulla distanza regolamentare. Col senno di poi, quella furbata gli costa il titolo.
Suzuka 1990. Per tenere vive le speranze, Prost ha bisogno di vincere, ma in pole c’è Senna. Il quale peraltro pretende la piazzola sul lato esterno che ritiene sia più favorevole. La Fia gliela nega, Ayrton si fa giustizia da solo: aggancia Prost alla prima curva, lo spedisce nella sabbia e si porta a casa il mondiale a risarcimento dei veleni dell’anno prima. Di fatto, danneggiando anche la Ferrari per una querelle in cui Maranello non c’entra niente. Prost commenta con furore: “Non gli spacco la faccia perché mi fa schifo”.
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