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Sotto la pioggia, su tre ruote… o con fortuna: le 9 vittorie di re Hamilton a Silverstone

Sotto la pioggia, su tre ruote… o con fortuna: le 9 vittorie di re Hamilton a Silverstone

Nove successi sullo stesso circuito – che per lui significano anche nove successi in casa – non li aveva mai conquistati nessuno. Ma fra Lewis Hamilton e Silverstone c’è un rapporto speciale che va oltre le statistiche: “È sempre una sensazione incredibile guidare su questa pista. Personalmente, è la migliore in assoluto, credo la pista più bella del mondo. Ma contano anche i tifosi, l’atmosfera generale e la direzione del vento quando si affronta la curva Stowe”, diceva nel 2024. Questa la cronologia delle vittorie, una diversa dall’altra.

2008. Una giornata di novembre nel cuore dell’estate, il meteo è la variabile impazzita nel giorno della sua prima affermazione nella classica d’Inghilterra. Anni dopo, Hamilton la commenta così: “Ero nervoso, le condizioni erano difficili. Alla curva Abbey i tifosi si alzavano in piedi ogni volta che passavo, capivo che erano lì con me, col fiato sospeso come ero io. Fu la gara più bella che avessi mai disputato”. Sulla carta, l’avversaria designata è la Ferrari che invece non c’è, agonisticamente parlando: Raikkonen si fa doppiare, Massa è ultimo, due giri dietro, con cinque testacoda.

2014. Raddrizza le sorti del suo mondiale, si riattacca in classifica a Nico Rosberg che rompe il cambio e segna zero per la prima volta dall’inizio dell’anno. Il trofeo è una scultura che ricalca il logo di Banco Santander e che a lui non piace: “È di plastica, non costa nemmeno dieci sterline. Ma questo non scrivetelo”.

2015. All’arrivo della pioggia, Rosberg con le gomme slick sorpassa le Williams e si mette a caccia di Hamilton. Che cinque giri dopo anticipa il passaggio alle intermedie e azzecca la mossa vincente per restare in testa e vincere. Nelle interviste a caldo dichiara: “Credo di aver fatto la scelta perfetta in termini di gomme, probabilmente per la prima volta in carriera”.

2016. Il muretto della Mercedes aiuta Rosberg a salvare il cambio, attraverso indicazioni via radio che per il regolamento dell’epoca sono considerate un aiuto illecito e quindi determinano lo stop-and-go. Hamilton così perde l’unico avversario per la vittoria. Il resto è gestione del mezzo in condizioni variabili: “Non è mai una gara in discesa, succedono sempre imprevisti che la rendono spettacolare, perciò è il Gran Premio migliore che abbiamo”. Fa un bagno di folla, letteralmente: all’arrivo si tuffa sul pubblico e si lascia cullare.

2017. Re dei social per il live su Instagram durante la cerimonia del podio, re in pista con un grand chelem perentorio, quasi re della classifica del mondiale a meno 1 punto da Sebastian Vettel: corona il weekend perfetto… o quasi perfetto, con l’unica macchia di un impedimento a Romain Grosjean nelle qualifiche, per il quale comunque la Fia sceglie la strada del condono plenario.

2019. All’ingresso della safety car fa il pit stop gratis che gli assicura il sorpasso su Valtteri Bottas che si è già fermato. Al di là della botta di culo oggettiva, imprime un ritmo impossibile alla gara, al punto da segnare all’ultimo passaggio il giro record con le gomme vecchie di 32 giri.

2020. Le squadre sbagliano i conti sulla durata delle mescole, Hamilton buca l’anteriore sinistra all’ultimo giro, comunque regge quel tantino più di Bottas e Verstappen in modo da portare l’auto al traguardo. Vince una prova di intelligenza: “Acceleravo solo quando calavano i giri del motore, ho guidato a velocità costante per non stallonare il pneumatico”.

2021. Nell’anno in cui gli viene intitolato il rettilineo del circuito, alla Copse al primo giro manda Verstappen a muro e in ospedale, viene penalizzato di 10 secondi e vince comunque. È il punto di non ritorno del mondiale, da allora nulla è più come prima, il confronto fra Mercedes e Red Bull si fa più duro che mai, dentro e fuori la pista. Tra parentesi, Verstappen a seguito di quell’incidente soffre disturbi alla vista per alcune settimane.

2024. Si parte sull’asciutto, ma la pioggia non ci mette molto ad arrivare. Così, Lando Norris che ha un assetto più carico va in testa al giro 20, ma quando si tratta di tornare alle slick Hamilton lo anticipa di un giro, che è sufficiente a guadagnare quei 2 secondi che gli servono per andare al comando. E tornare alla vittoria dopo 945 giorni a digiuno, il periodo di secca più lungo della sua carriera: “Ho avuto intorno a me delle persone importanti che mi hanno continuato a supportare”.

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