C’è un’agenda per il ritorno dei motori V8 alla chiusura del ciclo di regole correnti, con semplificazione e standardizzazione dell’architettura tecnica e ulteriore limitazione dell’apporto elettrico a favore dell’endotermico, anche oltre la soglia già rivista da qui al 2028. Viaggia in questa direzione la Formula 1 e lo provano diverse fonti, incluse le squadre. Invece, sembra una personalissima spinta in avanti di Mohammed Ben Sulayem la proposta di individuare un solo costruttore indipendente che fornisca i motori a prezzo calmierato, secondo un nuovo schema di rapporti che può cambiare il volto allo sport, soprattutto sul piano politico.
In pratica, la Fia intende proteggere l’indipendenza delle squadre minori, affrancandole dalla sudditanza verso i grandi costruttori. Le parole del presidente, nell’incontro con la stampa a Silverstone: “Non ci sarà alcun controllo da parte della squadra A sulla squadra B che riceve i suoi motori”. In effetti, oggi la governance della Formula 1 prevede che nel processo decisionale votino tutte le squadre con lo stesso peso, ma più volte le piccole si allineano ai loro fornitori, secondo un gioco di alleanze in cui pesa la possibilità di spiccare uno sconto.
Sul tema del fornitore terzo, la Formula 1 si è già confrontata ai tempi di Max Mosley. Nell’autunno del 2008 la Fia lancia il bando per assegnare l’appalto per la realizzazione e la vendita di un motore unico pronto all’uso, standardizzato, che venga prodotto da un solo marchio e adottato da tutte le squadre. Ne nasce uno scontro politico violentissimo che nel giro di pochi mesi porta a sfiorare lo scisma. All’epoca, nessuno dei motoristi del circus – cioè nessuno fra Bmw, Ferrari, Honda, Mercedes, Renault e Toyota – si dichiara interessato, anzi la Ferrari minaccia di uscire dal giro: “Il consiglio di amministrazione si è riservato di valutare, insieme ai propri partner, l’opportunità di mantenere la propria presenza in questa disciplina”.
Alla fine, con senso del dovere i costruttori trovano un accordo per la riduzione delle spese e l’applicazione di un tetto al prezzo dei motori per i clienti. Lo spavento dopo il ritiro inaspettato dell’Honda è un fattore. Ma nel frattempo Cosworth vince comunque l’appalto, per cui la Fia deve garantirle un certo mercato. Di qui le presunte pressioni di Parigi verso le squadre che sottopongono alla Federazione la propria candidatura per debuttare nel 2010. Su questo punto, viene fuori la testimonianza di un anonimo team manager al quale viene respinto il piano industriale: “Mi hanno consigliato che se avessi voluto qualche chance di successo per la mia candidatura, avrei dovuto scegliere per almeno tre anni i motori Cosworth, nonostante ci fosse una possibilità con Renault, Mercedes o Ferrari”. Di fatto, le new entry sono Hispania, Lotus F1 e Virgin Racing, tutte spinte Cosworth. Come anche USF1, se non fosse fallita prima di cominciare.
Oggi, il piano di Ben Sulayem è più realistico di quello altamente provocatorio di Mosley, perché lascia che i grandi dell’auto mantengano il proprio motore. Ma resta difficilmente percorribile perché se il progetto di base venisse effettivamente standardizzato allora bisogna aspettarsi che i big pretendano un vincolo di limitazione delle prestazioni per il costruttore indipendente: “Dopo tutto, non avrebbe senso spendere tanti soldi se c’è un’opzione più economica che li batte”, è il punto che evidenzia Gary Anderson su the-Race.com.
A ogni modo, la probabilità dell’ingresso del fornitore parallelo può anche ridimensionarsi laddove, come immagina la Fia, la filosofia della semplificazione riduca i prezzi e la complessità al punto da spingere le stesse squadre a farsi il motore da sole. Cioè, come un costruttore completo. McLaren e Alpine secondo Ben Sulayem sono interessate. E nel caso della McLaren è anche vero perché l’ha ipotizzato Zak Brown in tempi non sospetti. Ma a Silverstone c’era Francois Provost, l’amministratore delegato di Renault che invece a proposito dell’Alpine parlava in tutt’altri termini: “Non voglio disturbare la squadra con l’incertezza, abbiamo un riferimento chiaro ed è che non sviluppiamo motori per la Formula 1”.






