C’è un mondo prima dell’intelligenza artificiale e c’è un mondo dopo, in tutti i settori. Nella gestione dell’energia sulle auto di Formula 1 della rivoluzione ibrida e nei meandri dei motori di ricerca. Google già nel 2023 aveva introdotto AI Overview, una serie di funzionalità basate su intelligenza artificiale generativa e su modello Gemini che per ogni ricerca restituiscono una panoramica di sintesi in cima alla lista dei risultati, quindi anche prima degli annunci a pagamento e delle domande frequenti. C’è stata una sperimentazione negli Stati Uniti, poi tutto è arrivato anche in Europa. Qualcosa del genere lo fa anche Bing, che integra GPT.
Si tratta di una rivoluzione globale che sta riscrivendo gli equilibri della rete: l’intelligenza artificiale assorbe i contenuti dei siti, li restituisce in forma sintetizzata e gli utenti ottengono le risposte direttamente sulla pagina dei risultati, una scorciatoia comoda per cui la transazione di conoscenza si esaurisce sul motore di ricerca. Oppure sul chatbot. È il fenomeno zero clic, senza ridistribuzione verso i creatori originali dei contenuti.
Gli studi sul traffico, fonte Similarweb, dicono che nelle ricerche senza intelligenza artificiale c’è comunque un buon 60 per cento di utenti che non clicca nulla, ma quando c’è la sintesi questa percentuale si impenna mediamente all’80. È un numero in linea con le stime del Daily Mail che su alcune aree dell’edizione online calcola abbia perso fino all’89 per cento del traffico da Google, soprattutto nelle provenienze da versione desktop, un po’ meno da smartphone.
Tutto questo impone un ripensamento della strategie di visibilità sui motori di ricerca, le cosiddette pratiche seo, per andare verso contenuti che siano ottimizzati oltre le parole chiave convenzionali, affinché le pagine vengano efficacemente intercettate e suggerite fra i risultati. Sui quali comunque continuano a pesare i link sponsorizzati che normalmente guadagnano visibilità a scapito di rimandi più pertinenti.
In sostanza, in forma diversa si ripropone un vecchio problema di contenuti, perché Google potrebbe favorire – secondo un algoritmo tutto da capire – una fonte anziché un’altra indirizzando una risposta specifica. Che non è detto sia perfetta: c’è una casistica di allucinazioni che prova come gli strumenti di questo tipo non siano esattamente in grado di distinguere sempre il vero dal falso. Avverte anche Google: “AI Overview può commettere errori. Controlla sempre le informazioni importanti in più di un posto”.
Da parte sua, Big G sostiene sempre che i riassunti generativi siano un incentivo a raggiungere direttamente le fonti. Intanto, usa i contenuti della rete per addestrare l’intelligenza artificiale e continua a monetizzare attraverso le sponsorizzazioni. Soprattutto a scapito dei siti minori e della pluralità di contenuti su cui si pensava di basare il principio della ricchezza della rete.






