·

Nuvolari che non sapeva guidare l’ambulanza… e invece offese il Reich nel ’35

Nuvolari che non sapeva guidare l’ambulanza… e invece offese il Reich nel ’35

Viene sepolto nel cimitero monumentale di Mantova, con gli abiti che ha sempre indossato in corsa, il maglione giallo con il monogramma personale, i pantaloni azzurri e il gilet di pelle marrone, portano il feretro Alberto Ascari, Gigi Villoresi e Juan Manuel Fangio, alle esequie partecipano in cinquantamila. Tazio Nuvolari muore per ictus, il secondo, l’11 agosto 1953, debilitato anche da problemi respiratori cronici. La fatica delle gare e l’inalazione prolungata dei fumi di scarico e dei vapori delle benzine da corsa sono un fattore, al quale si aggiunge il dolore umano per la perdita prematura dei figli, Giorgio per miocardite e Alberto per nefrite.

Non gareggia da tre anni e non fa in tempo ad affacciarsi in Formula 1, ma per Enzo Ferrari resta “il pilota” per eccellenza, “un prodigio insuperato dell’istinto ai limiti delle possibilità umane e delle leggi fisiche”. Una leggenda indelebile su moto e auto, “il più grande del passato, del presente e del futuro” secondo Ferdinand Porsche, “un artista del volante più che un maestro” nel ricordo di Achille Varzi.

Autiere della Croce Rossa nella prima guerra mondiale, si racconta di un ufficiale che sprezzante gli abbia detto: “I feriti portali a piedi. Dammi retta, guidare non fa per te”. Invece, Nuvola diventa il mantovano volante, dotato, sensibilissimo alla guida, coraggioso ai limiti del dolore.

E ai limiti dell’oltraggio, perché resta un’impresa storica – sportivamente e politicamente – la vittoria del 28 luglio 1935 al Nurburgring, a dispetto di un copione già scritto che deve celebrare il sorpasso della Germania ai danni dell’Italia, la sconfitta tecnologica delle marche italiane ad opera di Mercedes e Auto Union, sulle quali il Reich di Adolf Hitler ha investito 450 mila franchi.

Il pronostico di Alfred Neubauer, il capo della Mercedes, è insolente: “Nuvolari ha un glorioso passato, ma il presente e il futuro appartengono ai piloti del Fuhrer”. Invece, Nuvolari li fa a pezzi sull’Alfa Romeo P3 di Vittorio Jano schierata dalla Ferrari, 225 cavalli contro 500, nonostante una sosta disastrosa in cui si rompe la leva che comanda la pompa del rifornimento. All’ultimo giro passa Manfred von Brauchitsch che ha disfatto le gomme per strafare e si sbracciava nervosamente verso il box per chiedere un miracolo.

La Germania nazista è sconfitta in casa, sotto i vessilli della croce uncinata. Adolf Huhnlein, il comandante dei Corpi Motorizzati Nazionalsocialisti, strappa con rabbia il discorso che ha già scritto. Ma alla premiazione manca la Marcia reale che all’epoca è l’inno nazionale del Regno d’Italia e nessuno immaginava di dover suonare. Viene messo il vinile di ‘O sole mio nell’interpretazione più classica di Enrico Caruso. Quella diventa la madre di tutte le corse. E Nuvolari, der teufel. Il diavolo.

Autopromozione

Accadde oggi, la Formula 1 in 366 giorni dal 1950 all’era moderna

Corse, duelli, episodi, curiosità giorno per giorno, scopri il libro su Amazon