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Non solo Monza: quei trofei stravaganti che hanno fatto la storia della F1

Non solo Monza: quei trofei stravaganti che hanno fatto la storia della F1

Nella sezione dedicata alla cerimonia del podio, l’appendice 5 del regolamento sportivo della Fia per la Formula 1 stabilisce che i premi abbiano “le sembianze di coppe tradizionali”, ma capita che gli artisti si prendano libertà espressive da cui discendono risultati originalissimi e stravaganti. Qui un trofeo di Formula 1 smette di essere un trofeo di Formula 1 e diventa qualcos’altro, anche un’opera d’arte divisiva.

Per Monza è in palio la scultura verticale di tazze e coppette che Pirelli in quanto title sponsor ha commissionato nell’ambito di un progetto pluriennale con il museo di arte contemporanea di HangarBicocca dal quale sono scaturiti già i trofei degli ultimi cinque anni. Questo è di Stella Scala e Simeone Crispino, il duo vedovamazzei, esprime il senso della precarietà e della fragilità. Si chiama fragile, appunto. E dietro c’è anche un complesso lavoro di realizzazione materiale, attraverso stampa 3D da polvere di nylon e successivi trattamenti estetici.

Entra di diritto nella bacheca dei trofei più singolari mai visti in Formula 1, fra perle da collezione e oggetti al limite del kitsch. Così, Ayrton Senna a Donington nel 1993 vince una statuetta di mezzo metro di Sonic il riccio, la mascotte di Sega, la multinazionale giapponese dei videogiochi che sponsorizza la gara; sempre in tema di animali, a Le Castellet fra 2018 e 2021 viene assegnata una riproduzione in scala di Wild Kong, un’opera di Richard Orlinski, l’artista francese che combina pop art e geometria cubista.

Ancora: a Sakhir nel 2004 la coppa di Michael Schumacher è una miniatura della torre del circuito, ma sembra un cestino per la carta; a Silverstone nel 2014, anziché il trofeo tradizionale del Royal Automobile Club, è una scultura di plastica che ricalca il logo di Banco Santander e “non costa nemmeno dieci sterline”, secondo Lewis Hamilton; a Spielberg nel 2014 è un affare in legno e metallo che pare una sega circolare… o la rotella per tagliare le pizze.

In epoca più recente, il trofeo di Suzuka 2023 imita le linee di una presa d’aria e si illumina… con un bacio. E quello di Montreal 2024 è il primo progettato dall’intelligenza artificiale generativa, o perlomeno il primo per il quale si ammette pubblicamente il ricorso all’automazione intelligente delle funzioni di design, la forma richiama una foglia d’acero e il profilo del fiume San Lorenzo.

Poi, nella lista ci sarebbero anche i trofei di Austin 2024, ma formalmente non sono stati mai assegnati: erano gli Heroo in fibra di carbonio, antropomorfi, con casco e orecchie di topo – o di orsetto? – disegnati da Matteo Macchiavelli, prepotentemente promossi alla vigilia e poi giudicati troppo somiglianti ai Bearbrick di Medicom. All’ultimo minuto, vengono ritirati a scanso di denunce per plagio e l’organizzazione ripiega su una coppa di fortuna e due ruotini di Pirelli che normalmente vengono assegnati per la pole.