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Motori e tetto di spesa, così l’Audi ha indirizzato le regole per lo sbarco in F1

Motori e tetto di spesa, così l’Audi ha indirizzato le regole per lo sbarco in F1

Il telaio è nato a Hinwil nel vecchio stabilimento della Sauber, il motore a Neuberg nell’Assia, ma da luglio è operativa anche una sede nel Regno Unito, a Bicester – dove c’era la Racing Bulls, ma in uno stabilimento diverso – nel distretto strategico della motor valley inglese. Tre basi in tre paesi diversi per un’Audi multinazionale che entra finalmente in Formula 1 dopo anni di misuratissime valutazioni.

Non è un mistero che la spinta sia venuta dalle nuove regole che introducono i carburanti sostenibili e l’equa ripartizione fra elettrico ed endotermico: “Il propulsore è stato un fattore importante non solo per attirare Cadillac, ma anche Audi e Honda”, dice Stefano Domenicali.

In un certo senso, la Formula 1 si è fatta condurre dove l’Audi voleva che si andasse, non solo in termini tecnici, ma anche finanziari, con una ridefinizione ad personam del tetto di spesa per gestire lo spread degli stipendi svizzeri rispetto a quelli che pagano le altre squadre.

Ora, l’esordio in termini formali va ancora scritto, ma l’Audi attraverso l’acquisizione della Sauber è comunque dentro da due anni, pur senza apposizione diretta del logo, per ragioni di tutela del marchio. Questo se non altro depura le statistiche dai risultati degli anni di transizione, perché l’obiettivo è giocarsi il titolo entro un quinquennio. La missione, come la racconta Gernot Dollner, l’amministratore delegato:

La Formula 1 è il passo successivo nel rinnovamento dell’azienda, è stato pensato per rafforzare la nostra competitività sulla scena globale. Dai tempi dell’Auto Union negli anni Trenta, fino al dominio nelle gare turismo, nei rally e ai trionfi con l’ibrido alla 24 Ore di Le Mans, ogni volta che l’Audi ha partecipato a una determinata categoria di corse, il successo è sempre arrivato. L’Audi non è mai entrata in una competizione solo per il piacere di gareggiare, ma con l’obiettivo di diventare leader, innovare e vincere. A questo aspiriamo anche in Formula 1.

La responsabilità dell’operazione è tutta in mano a Mattia Binotto che rientra dopo le dimissioni dalla Ferrari nel doppio ruolo di Chief Operating Officer e Chief Technical Officer. Sopra di lui c’è solo il consiglio direttivo:

Esserci è un grande orgoglio, ci aspettano molte sfide, ma siamo pronti. Il 2026 è già una sfida affascinante e sarà affascinante anche in futuro. Alla fine, è questo il bello di Audi, la nostra velocità e i regolamenti su queste auto ci danno in qualche modo l’opportunità di adottare nuovi approcci. La cosa più importante è diventare competitivi restando umili, è una questione di atteggiamento, la mediocrità non è più un’opzione.

Martedì sera, a Berlino, è arrivata la R26. Color argento come la Mercedes e come vuole la gloriosa tradizione dell’automobilismo sportivo tedesco, con fasce rosso arancio. Il sito ufficiale è andato presto in crash, a riprova dell’interesse che l’Audi è riuscita a catalizzare sull’operazione.