Il giovedì di Spa è anche il giorno del ricordo di Anthoine Hubert e Dilano van’t Hoff, il rituale è Pierre Gasly che depone i fiori al Raidillon, il rituale è anche lo schieramento di fotografi in assetto da battaglia a violare l’intimità e la dimensione privata di un momento di silenzio e dolore che restano ferocemente veri: “Quando arrivo a Spa provo sentimenti contrastanti, ci sono immagini ed emozioni che non potrò e non voglio dimenticare. È il filo che mi tiene ancora legato ad Anthoine”.
Il dramma di Hubert piomba sulle teste dei piloti il sabato del Gran Premio del Belgio del 2019, è agghiacciante la carambola allo scollinamento di Eau Rouge al secondo giro della gara di Formula 2. Sono coinvolti anche Sato, Alesi e Correa che si ribalta. Ma la macchina di Hubert è quella che è messa peggio, squassata, spezzata in due tronconi, i rottami sono dovunque.
La regia intuisce la serietà della tragedia e inquadra altrove. Nel frattempo la direzione di gara dà bandiera rossa, poi annulla la corsa e manda tutti a casa. È il presagio del peggio, Hubert muore alle 18:35. Campione di Francia in Formula 4 nel 2013, campione di GP3 nel 2018, quindi in Formula 2 con l’Arden e soprattutto nel vivaio della Renault. Avrebbe compiuto 23 anni a settembre.
Domenica, il Gran Premio di Formula 1 lo vince Charles Leclerc, è il primo successo in carriera: “Penso al 2005, al mio primissimo campionato francese, eravamo io, Anthoine, Esteban (Ocon) e Pierre (Gasly), quattro ragazzini che sognavano la Formula 1. Siamo cresciuti insieme sui kart per tantissimi anni. Perderlo è stato un duro colpo per me”.
Quattro anni dopo, alla tragedia di Hubert si sovrappone quella di van’t Hoff: 18 anni, olandese di Dordrecht, nella gara di Formula Regional Europe perde il controllo dell’auto all’imbocco del rettilineo del Kemmel, viene preso lateralmente da un’altra auto e non sopravvive allo schianto. È la stessa zona, ma non esattamente lo stesso punto, dove è morto già Hubert: “Comunque, le ragioni sono diverse, qui è un fatto di visibilità”, le parole di Jack Aitken.
La visibilità, ma non solo: “Ci sarebbe da capire – dice Max Verstappen – perché sia stata data la ripartenza in quelle condizioni”. Cioè, dopo una neutralizzazione con la safety car, su pista bagnata, in situazioni di nebbia a un giro alla bandiera a scacchi: “I direttori di gara certe volte sono spinti dai fan, dai social media, da chi sta a casa sul divano e pensa che la pista sia un posto sicuro”, osserva Sergio Perez. In effetti, forse van’t Hoff è la prima vittima delle regole dello spettacolo.
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