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Che fine hanno fatto F1 Racing, GP Racing e la rivista ufficiale della Formula 1?

Che fine hanno fatto F1 Racing, GP Racing e la rivista ufficiale della Formula 1?

In principio era F1 Racing Magazine, un oggetto di culto, un riepilogo mensile perfettamente bilanciato di analisi tecniche, notizie di mercato, interviste, politica, storia e curiosità sulla Formula 1. Nasce negli anni Novanta, sull’onda dell’entusiasmo della grande rivalità fra Michael Schumacher e Damon Hill, è un prodotto a matrice inglese edito da Haymarket, i contenuti vengono esportati e tradotti in tutto il mondo. Anche in Italia, dove l’edizione è curata per anni da Barbara Premoli, prima di alcuni cambi al vertice che anticipano il triste epilogo della chiusura nel 2006.

Nel resto del mondo, F1 Racing Magazine va avanti fino al 2020, quando la Formula 1 revoca a Haymarket l’utilizzo del marchio ufficiale per concederlo a Lifestyle Media House. Questo porta F1 Racing Magazine a trasformarsi in GP Racing: è un cambio solo formale, i contenuti restano i medesimi.

Così, Lifestyle Media House lancia la prima rivista ufficiale sulla Formula 1, cioè la prima con il bollino di approvazione di Liberty Media e uno slogan ammaliante a caratteri maiuscoli: NOTHING ELSE COMES CLOSE. Si può comprare solo online, ogni copia costa 7 sterline, spedizione esclusa. Foto a tutta pagina, rubriche e firme illustri. Anche in questo caso è prevista un’edizione tutta italiana.

È troppo bello per durare e infatti non dura: la macchina organizzativa – e probabilmente anche la macchina di stampa – si inceppa presto. Pesano gli intralci della pandemia, ma forse il progetto in sé non è commisurato alle nuove realtà editoriali: gli abbonamenti non vengono onorati, lo staff non viene pagato, dai redattori agli stampatori, tutti gli account social riconducibili alla rivista vengono rimossi, James Roberts annuncia su Twitter la fine del suo rapporto con Lifestyle Media House come direttore editoriale, ma non entra nel merito delle motivazioni. Insomma dopo dodici numeri – dodici per chi ha avuto la fortuna di riceverli – il magazine è già morto, la versione italiana è durata anche meno.

Nel frattempo, GP Racing e cioè l’erede spirituale di F1 Racing va avanti fino a dicembre 2024, dopodiché per ragioni di economia editoriale viene accorpata alla testata sportiva principale di Haymarket, cioè ad Autosport. Il risultato è che oggi sulla carta stampata non esiste una rivista al 100 per cento sulla Formula 1, né in Italia, né in tutto il mondo nonostante il boom dei prodotti editoriali indipendenti. Tanto premesso, ecco qualche possibilità, comunque autorevole e di rispetto.

Autosport. Appunto, che copre varie categorie e si stampa ininterrottamente dal 1950. L’acquisto di ogni numero cartaceo, fuori dall’Inghilterra, si può fare online e costa 7.99 sterline, incluso l’accesso a una serie vastissima di contenuti digitali.

Autosprint. Il settimanale di automobilismo sportivo per eccellenza in Italia. Non solo Formula 1, ma prevalentemente. Con tradizionale polarizzazione verso la Ferrari, che può anche disturbare. Ogni numero in edicola costa 3.50 euro, l’abbonamento annuale per l’Italia si può comprare direttamente dal sito dell’editore e costa 80 euro, quindi si risparmia quasi il 60 per cento. L’abbonamento annuale alla versione digitale invece costa 34.90 euro, ma è possibile abbonarsi anche solo per 12 numeri, a 21.90 euro.

Motorsport Magazine. Il più antico al mondo, nasce nel 1924 come Brooklands Gazette. In lingua inglese, mensile, trasversale per categorie automobilistiche, ma storicamente focalizzato su squadre e piloti di passaporto britannico. L’abbonamento per chi risiede fuori dal Regno Unito costa 8.99 euro al mese e include l’accesso digitale a tutto l’archivio storico dall’anno di fondazione, cioè dal 1924, prima ancora che esistesse la Formula 1. Con l’endorsement di Stirling Moss: “Ho iniziato a leggerlo avidamente nel 1947 e non ho perso un numero, perché è una rivista eccezionale”.

… ma attenzione. In quanto provenienti da territori fuori dall’Unione Europea, le riviste spedite in abbonamento dall’Inghilterra potrebbero essere soggette al pagamento delle spese di importazione in fase di consegna, in funzione del valore dell’oggetto. Purtroppo, a volte questo non viene specificato dagli editori: per le tasche dell’abbonato, la spesa annuale può arrivare anche a 50 euro in più.