È il momento in cui nel mondiale entra rabbiosamente in gioco la componente psicologica, gli antefatti sono due penalizzazioni importanti, una a Fernando Alonso e una a Michael Schumacher, cioè quelli che si stanno giocando il titolo: “Sia uno che l’altro hanno fatto una cosa stupida”, commenta Flavio Briatore. È anche più diretto Bernie Ecclestone: “Sono due maledetti idioti”, ma la frase originale è intraducibile in italiano.
La prima stangata la prende Alonso: nelle libere di venerdì fa il gradasso con Robert Doornbos, lo stringe all’interno alla prima curva e gli frena due volte davanti, inoltre non rispetta una bandiera gialla. La Fia decide per una sanzione anomala che non ha precedenti nel libro delle regole: due secondi di penalità, uno per ogni infrazione, su ogni giro di qualifica e in ogni segmento.
Schumacher non fa tesoro del vantaggio, sabato mattina nelle ultime prove libere sorpassa Alonso e Kubica in regime di bandiera rossa, la violazione è considerata più grave che sotto bandiera gialla, quindi per lui i secondi di penalità sono direttamente due. E questo rimette in bolla la sfida: “Non esistono più gli intoccabili”, scrive Autosprint, anche perché Schumacher viene già dalla retrocessione di Monte Carlo per il parcheggio della Rascasse.
Per il format di qualifica a eliminazione, il meccanismo di penalizzazione stabilito dai commissari è un colpo durissimo: né Schumacher né Alonso accedono all’ultima manche, chiudono rispettivamente in P11 e P15 sulla griglia di partenza. Tutto questo, mentre sullo sfondo si gioca quella velenosa partita politica che porterà al divieto del mass damper della Renault: “C’è un impegno della Fia con il sostegno di certe squadre per giocare contro di noi”, dirà Briatore.
A ogni modo, domenica parla la pista. È il 6 agosto, ma piove come fosse autunno e come poche volte è capitato a Budapest: le gomme non aiutano la Ferrari che nelle scelte tattiche è poco lucida, invece Alonso guida sui binari, con fiducia e concentrazione riprende in mano la gara, verso una vittoria rabbiosa e brillante. Che non va a segno solo perché la squadra al secondo pit stop non stringe il dado dell’anteriore sinistra.
Gli eventi volgono un’altra volta a favore di Schumacher, il quale un’altra volta non raccoglie perché rompe il braccetto dello sterzo per resistere inutilmente a Nick Heidfeld. Così, fuori Kimi Raikkonen per una distrazione madornale che lo manda a stamparsi addosso a Tonio Liuzzi in una fase di doppiaggio, Jenson Button si prende la prima vittoria di carriera, la prima per l’Honda che non vinceva come costruttore da quarant’anni: “Hanno detto tante cattiverie sul mio conto, tipo quante gare avessi fatto senza vincerne neanche una. Adesso, almeno quello non possono più dirlo”.
Autopromozione
Accadde oggi, la Formula 1 in 366 giorni dal 1950 all’era moderna
Corse, duelli, episodi, curiosità giorno per giorno, scopri il libro su Amazon






