È un momento che lascia il segno, non tanto sul campionato che comunque all’epoca non è un affare che riguarda la Red Bull, quanto sulla carriera di Daniel Ricciardo perché gioca indubbiamente un ruolo nella sua scelta di passare alla Renault a fine anno: “Non mi sono sentito più lo stesso da allora, la squadra ci ha ritenuto ugualmente colpevoli, quando era evidente che alla base ci fosse un loro errore. E un errore di Max”.
L’incidente tra le Red Bull a Baku 2018 è il segnale di una faida che il muretto non ha mai sedato. E per quanto in palio ci sia solo il quarto posto, Ricciardo e Verstappen ne fanno una questione d’onore: “Inutile discutere sulle colpe, la squadra oggi ha perso punti importanti”, dice Verstappen, per sviare.
Paga la Red Bull, ne giova lo spettacolo, perché quell’incidente è anche la scintilla che accende il Gran Premio di Azerbaigian negli ultimi dodici giri dopo tre quarti di gara piatta, porta in pista la safety car e azzera tutte le strategie. Valtteri Bottas in quel momento conduce davanti a Sebastian Vettel e deve fare ancora il cambio gomme, quindi entra ai box per le ultra soft dopo uno stint infinito di 39 giri. Il muretto della Ferrari lo marca a uomo, a catena cambiano anche Lewis Hamilton e Kimi Raikkonen. Quindi, ultrasoft per tutti.
La safety car detta ancora il passo quando arriva l’altro colpo di scena, Romain Grosjean sbatte mentre scalda le gomme, via radio il suo muretto accusa Marcus Ericsson: “Credo ci abbia colpito”. Invece, il raccomandato dell’Alfa Sauber una volta tanto è pulito. Piuttosto, è Grosjean che fa tutto da solo: c’entra un settaggio sbagliato della ripartizione di frenata, che lui stesso ha spostato, evidentemente.
Così, il periodo di bandiere gialle si prolunga, i commissari con un mezzo di soccorso spostano l’Haas come se non ci fosse un domani. E Hamilton, memore del dramma di Jules Bianchi nel 2014, attraverso un team radio manda indirettamente un messaggio a Charlie Whiting: “Andava fermata la gara, qualcuno potrebbe finire dentro quel trattore”.
Quando esce dal campo la safety car restano solamente quattro giri, il tempo di uno sprint: Vettel al verde prende la scia a Bottas, vuole tutto e subito, non misura lo spazio di frenata e tira una staccatona, spiattella le gomme e si fotte il podio. La squadra gli chiede: “Stai in pista se puoi. E se pensi sia sicuro”. È sicuro, ma ne approfitta pure Perez.
Intanto, la regia invisibile delle corse gioca l’ultima carta, mette un detrito tra Bottas e la vittoria. È un frammento di carrozzeria che non viene dall’incidente tra le Red Bull, ma dal contatto tra Magnussen e Gasly all’uscita della safety car. La posteriore destra di Bottas finisce a brandelli, Hamilton passa in testa, vince dove non ha mai vinto prima, senza sapere né come, né perché. Davanti a Kimi Raikkonen che al via era finito ultimo. Mentre Charles Leclerc è il primo pilota a passaporto monegasco a prendere punti in Formula 1 dopo Chiron nel 1950.






