I falconieri, l’acqua di rosa per il podio, le lucine sulle palme, i dehor con la bandiera nazionale del Bahrain, c’era tutto perché Sepang sembrasse veramente Sakhir, incluso un elemento che nessuno ha avuto bisogno di spostare da una parte all’altra del mondo, e cioè l’asfalto: “Il più abrasivo che abbia mai visto, simile a quello del Bahrain, per certi versi anche di più”, diceva Kimi Antonelli dopo il sopralluogo di giovedì.
Pirelli era andata in ricognizione ad agosto, per il fatto che non ci fossero riferimenti aggiornati dall’ultima visita della Formula 1 in Malesia. Ma anche per verificare le condizioni dell’asfalto che nel 2023 è stato rifatto dalla curva 6 alla 12, tra l’altro con il bitume della stessa tipologia di quello per le piste degli aeroporti, proprio per questioni di resistenza a fronte di condizioni estreme.
Da quelle analisi era derivata la scelta di portare in gara la fascia centrale del ventaglio, cioè le mescole da C2 a C4, adottando un approccio meno conservativo di quanto avrebbe voluto la prassi per una pista che si sapeva fosse severa in termini di usura delle gomme: “Ma – auspicava Carlos Sainz – almeno dovremmo vedere una gara più vivace, dopo un po’ di weekend di fila in cui praticamente non c’è stato degrado”.
Nelle prove libere l’impatto è più severo del previsto, anche per via dello sporco e della polvere: venerdì i tempi risultano almeno quattro secondi più lenti rispetto alle simulazioni, per ammissione diretta di Simone Berra, il capo ingegnere del fornitore unico. Che svela anche un altro elemento: “L’asfalto si degrada abbastanza rapidamente, è qualcosa che al momento non è sotto controllo”. Il riferimento è soprattutto alla curva 2, dove il manto stradale si sgretola in corrispondenza del punto di corda, tant’è che la Fia deve pulire più volte la traiettoria dai detriti fra una sessione e l’altra.
Perciò venerdì sera si pianificano almeno tre soste. Sabato già si parla di due, per effetto di un’evoluzione importante delle condizioni del circuito, sebbene i tempi siano ancora più alti del previsto, “significativamente più alti” dicono le note di Pirelli. E in termini di strategia la gomma dura viene data ancora come vincente, in varie combinazioni con le altre mescole.
Finché domenica mattina la pioggia non fa saltare tutte le pianificazioni. Soprattutto, dall’asfalto di sabato a 54 gradi si scende a 35. A quel punto, la gomma morbida diventa clamorosamente la gomma da gara. A detta di Dario Marrafuschi, il direttore dell’area sportiva di Pirelli, “dopo l’acquazzone che ha preceduto la partenza, la pista è rimasta umida per gran parte della corsa, contribuendo a mantenere sotto controllo le temperature dei pneumatici e a ridurre il degrado termico”.
Questo mette le basi perché la Red Bull imposti tutta la corsa sulla gomma morbida, dal momento che la condizione di gara bagnata chiaramente fa saltare l’obbligo del cambio di mescola. Verstappen riconosce: “Abbiamo indovinato tutte le chiamate in fatto di gomme, siamo rimasti freddi e la scelta ha pagato”. Viceversa, la Mercedes che ha già rogne con il nuovo pacchetto ci va cauta e preferisce le medie. Sbagliando.
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