Il rischio è che faccia freddo, freddissimo, forse che nevichi addirittura: “Ma se guardo le statistiche sulle temperature in Europa in quel periodo dell’anno – dice Stefano Domenicali – risultano mediamente meno rigide rispetto alla temperatura media che troviamo a Las Vegas quando ci corriamo a novembre”. Per il resto, una battuta: “Pirelli non è ancora pronta con pneumatici da neve”.
Nella contingenza della guerra in Medio Oriente che ha già portato a ripescare Sepang come ripiego per il Bahrain secondo un modello inedito di collaborazione commerciale, Imola è più che un’ipotesi per un finale alternativo del campionato dopo la coda in America. A Budapest in occasione del Gran Premio c’erano nel paddock il sindaco Marco Panieri e il direttore dell’autodromo Pietro Benvenuti per una serie di incontri strategici, per un allineamento finalizzato “ai progetti di ammodernamento del nostro impianto”, ma anche “per mantenere i canali aperti con il circus”, cioè lavorare affinché sia fattibile questo colpo di scena pesantissimo per impatto commerciale, nell’anno in cui Kimi Antonelli – bolognese, prima che italiano – si gioca il titolo mondiale.
Resta da chiarire l’impalcatura dei costi che nel 2025, alla scadenza del vecchio contratto, era stata giudicata insostenibile perché Imola pagava una tassa di iscrizione di 26 milioni a cui contribuivano l’Aci, la Regione Emilia Romagna, il Ministero dei Trasporti, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Con.Ami e il Consiglio dei Ministri. Rispetto a quella cifra, oggi la Formula 1 per cause di forza maggiore pare disposta a uno sconto, senza il quale l’accordo non si firma.
Perciò il futuro non è scritto, di qui l’apertura potenziale ad altre sedi che sarebbero comunque in Europa, per ammissione diretta di Domenicali: “Perché non possiamo andare da nessun’altra parte”.
Qui entra in gioco comunque un altro fattore: non si può nemmeno andare dovunque perché per un Gran Premio di Formula 1 c’è bisogno che il circuito sia omologato al grado 1, cioè il massimo livello sulla scala gerarchica della Federazione Internazionale, in termini di standard di sicurezza e infrastrutture. Oltre a Imola, in Europa sono potenzialmente candidabili almeno altre nove piste: Alcaniz, Hockenheim, Istanbul, Jerez de la Frontera, Le Castellet, Mugello, Magny Cours, Nurburgring e Portimao. Di queste, pare abbia alzato la manina solo Hockenheim, che però sta spostando la trattativa verso un rientro in calendario in pianta stabile.
Poi, tecnicamente, hanno un’autorizzazione in corso di validità anche Igora Drive e l’autodromo di Mosca che comunque restano off-limits per l’embargo che è scattato nel 2022 e resta tuttora in vigore nell’ambito delle sanzioni internazionali contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina.






