Che poi, a dirla tutta, Jose Froilan Gonzalez ne ha vinta pure un’altra, sempre a Silverstone e sempre sulla Ferrari nel 1954. Ma siccome certi eventi sono straordinariamente potenti in termini socioculturali e antropologici, alla fine è come se l’uomo ne abbia tramandata solo una, la prima, la più importante e la più pesante, dalla quale parte la narrazione di una Ferrari vincente anche in Formula 1.
È il 14 luglio 1951, è un sabato come vuole la tradizione anglosassone delle corse, la Ferrari è in pole, anche questa è una prima volta. E anche questa la deve a lui, all’omone dal fisico corpulento, toro della pampa per l’energia, el Cabezon per motivi che oggi sarebbero body shaming. Calciatore, nuotatore e ciclista che non ha ancora compiuto trent’anni, è in Europa grazie ai finanziamenti del governo di Peron all’Automobile Club Argentino, ma anche dietro raccomandazione di Juan Manuel Fangio. Guida con una posizione particolare, gomiti larghi, quasi fuori dall’abitacolo per seguire meglio l’andamento della pista. Piace tanto a Enzo Ferrari che l’ha fortemente voluto per la cattiveria agonistica.
In gara, Alberto Ascari che s’è ritirato per il guasto del cambio dovrebbe prendergli la macchina al momento del rifornimento. Invece: “Feci per scendere, lui mi mise una mano sulla spalla e mi lasciò continuare”. Di fatto, Ascari con signorilità lascia a Gonzalez il merito pieno di una vittoria che altrimenti le statistiche avrebbero considerato in condivisione, come vuole il regolamento dell’epoca.
Quel giorno, l’elemento decisivo a favore della Ferrari è soprattutto il consumo di carburante: Fangio e Farina con l’Alfa Romeo devono fermarsi due volte per rifornire, Gonzalez una soltanto, senza nemmeno cambiare le gomme, e questo perché la Ferrari 375 con il motore aspirato è meno brutale dell’Alfetta 159 con il motore turbo. Praticamente, la rossa si guadagna la vittoria ai box, sulla strategia. Sul traguardo, Gonzalez ha un vantaggio comodissimo di 51 secondi su Fangio, due giri sull’altra Ferrari di Villoresi.
È rilevante che il successo maturi a danno dell’Alfa Romeo, che ha vinto tutti i Gran Premi da quando è stata istituita la Formula 1. Cioè, ha vinto sempre tranne che alla 500 Miglia di Indianapolis, dove non è iscritta. Enzo Ferrari, che ha sostenuto la casa del Biscione prima di mettersi in proprio dopo il licenziamento, nelle memorie riporta quella frase che passa alla storia: “Piansi per la gioia, ma mescolai alle lacrime di entusiasmo anche lacrime di dolore. Ho ucciso mia madre”.
Tre giorni dopo, Gonzalez accompagnato da Fangio è a Maranello: “Mi resi conto soltanto allora cosa significava davvero aver vinto quella corsa. Incontrai don Enzo nel suo ufficio, dietro alla scrivania c’era una grande foto della mia vittoria. Mi chiese di firmarla e di raccontargli ogni minimo dettaglio. Poi mi regalò un orologio d’oro, con il simbolo del cavallino rampante nel quadrante”.
La 375 di Gonzalez torna a Silverstone nel 2011, viene dalla collezione privata di Bernie Ecclestone. In occasione delle celebrazioni della Ferrari per il sessantesimo anniversario della prima vittoria, Fernando Alonso prima del Gran Premio percorre due giri in esibizione: “Un privilegio, mi sono goduto ogni minuto”. Poi, vince la gara, al culmine di un fine settimana controverso in cui la Fia cambia tre volte in tre giorni la normativa sul soffiaggio caldo. Quell’anno è l’unica affermazione della Ferrari.
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