La prima prova ad Austin doveva superarla l’asfalto che è stato rifatto completamente fra le curve 9 e 11, un altro intervento specifico di spianamento dei dossi ha riguardato il tratto che va dalla 12 alla 19. Ma evidentemente da parte dei piloti non c’era fiducia che funzionasse, tant’è che giovedì venivano sollevati certi timori ancora prima di andare in pista a verificare: Max Verstappen riferiva di problemi pregressi alla parte inferiore della spina dorsale, Lando Norris ammetteva che avrebbe preso delle compresse per il mal di testa dovuto ai colpi del casco sul poggiatesta.
Per via degli assestamenti geologici del sottosuolo, sono sempre un tema le condizioni dell’asfalto di Austin: il circuito di è costruito su un fondo argilloso che è soggetto a continui mutamenti e cedimenti per variazioni di umidità e temperatura, di conseguenza la superficie stradale ne risente e viene deformata. Come se fosse poggiata su una spugna che si gonfia e si sgonfia in base all’acqua che assorbe: “Ma questa non può essere una scusa”, diceva Verstappen, giustamente.
Nel 2019 la Red Bull sospettava che gli avvallamenti avessero innescato una cricca nell’ala posteriore, con ogni probabilità c’entravano anche nel cedimento di una sospensione sulla Ferrari di Vettel. Due anni dopo, l’Alpine ritirava entrambe le auto perché dalla telemetria risultavano danni al retrotreno, forse anche questi per via delle vibrazioni indotte dai dossi, come per l’Alpha Tauri di Gasly.
Da allora, il circuito ha fatto vari lavori, inclusa la riasfaltatura completa del primo settore due anni fa. Ma il problema a quanto pare è rimasto, Motorsport Network riferisce che venerdì sera al briefing dei piloti è stato l’argomento principale, dal momento che nelle prove libere si sono viste le auto che spanciavano sui sobbalzi nelle esse, per cui è diventata anche una questione di sicurezza. Della quale con toni diversi, più o meno preoccupati, sabato mattina parlavano un po’ tutti: Bortoleto, Hamilton, Leclerc e Russell, in base a quanto circola sulla rete.
Da parte sua, Verstappen dopo il briefing si è trattenuto con i rappresentanti del circuito e i delegati della Fia, fra i quali c’era anche Tim Malyon, il direttore sportivo, per individuare una modalità di intervento più strutturale che risolva una volta per tutte una criticità che in passato è stata segnalata anche dai piloti della MotoGP e che i responsabili del circuito hanno sempre minimizzato. Bobby Epstein, il presidente della società che gestisce il circuito, alle osservazioni di Verstappen risponde via Espn:
Non ci fa piacere che ci sia un avvallamento nella parte bassa della curva 1. Non ne eravamo a conoscenza fino a questa settimana, altrimenti lo avremmo sistemato. Ma per quanto riguarda gli altri aspetti menzionati da Verstappen, e cioè riguardo a tutti i dossi presenti lungo il tracciato, siamo intervenuti per correggerli. La pista è in ottime condizioni.
Parole che ovviamente vengono riportate a Verstappen, il quale non le condivide e replica così:
Lo invito a guidare la mia auto. Dopo cinque giri dovrebbe scendere e non sarebbe più in grado di camminare. Si può anche rifare l’asfalto, ma dopo un anno o due il problema si ripresenta, quindi bisogna andare più a fondo. La Fia e la Formula 1 dovrebbero essere più rigorose, capisco che ci sono dei costi, ma viene messa solo una toppa al problema.






