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Aerorake, a cosa servono quelle rastrelliere di sensori sulle auto di F1

Aerorake, a cosa servono quelle rastrelliere di sensori sulle auto di F1

Nella prima sessione di prove libere ad Austin, sulla Cadillac tornava Colton Herta nell’ambito del programma che prevede almeno due cambi di guida per ogni auto nel corso del campionato. La squadra l’ha dedicato a una serie estesa di verifiche aerodinamiche che hanno richiesto di andare a ripescare un sistema che desta sempre tanta curiosità e di norma si vede solo nei test.

Si chiamano aerorake e sono queste rastrelliere di sensori che vengono montate generalmente sulle fiancate o sul retrotreno per mappare il profilo di velocità intorno all’auto e verificare la correlazione con le simulazioni dei computer. Quindi non è mai un buon segno il fatto che una squadra vi faccia ricorso durante un fine settimana da Gran Premio, significa che qualcosa non torna e va cercata la soluzione a un problema.

Ogni griglia è un mosaico di sonde di Kiel attraverso le quali, per applicazione del principio di Bernoulli, viene determinata la velocità dell’aria per lettura indiretta in funzione della differenza fra i valori di pressione rilevati da due prese, una direttamente investita dall’aria e un’altra posizionata ortogonalmente al flusso. È quello che fa anche un tubo di Pitot, con la differenza che nella variante di Kiel la presa frontale è schermata per ridurre la sensibilità alle turbolenze quando l’angolo di attacco del flusso non è nullo e cambia continuamente.

A ogni modo, non è l’unica strada per fare certe verifiche. L’altra, non meno curiosa, è un metodo sperimentale che si chiama flow-vis, contrazione per flow-visualization, e sfrutta una vernice composta da pigmenti fluorescenti dispersi in una matrice leggera oleosa, generalmente paraffina applicata direttamente sull’auto mediante pistola a spruzzo: le linee di flusso nelle condizioni di esercizio vengono disegnate materialmente sulle pance e sulle ali, dopodiché si comparano con quelle delle simulazioni. Lo svantaggio è che le vedono tutti, anche gli avversari, per cui in alternativa è possibile usare miscele di paraffina e polistirene che sono invisibili a occhio nudo e vengono rivelate solo con lampade a luce ultravioletta, nella privacy del box.

Sembrano metodi artigianali nella Formula 1 moderna, ma danno indicazioni importanti. A questo proposito, c’è un caso emblematico che risale al 2011: la McLaren a Melbourne nella prima sessione di prove libere fa un controllo con la vernice colorata e scopre che l’aerodinamica dell’ala anteriore non funziona, manda le foto dei flussi alla base di Woking dove viene confezionato in fretta e furia un nuovo componente in fibra di carbonio che viene spedito in Australia a tempo di record prima delle qualifiche.

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