Debutta a Spa al Gran Premio del Belgio il 9 giugno 1963 l’Ats, Automobili Turismo e Sport, la squadra che Carlo Chiti, Giotto Bizzarrini e Romolo Tavoni fondano col sostegno finanziario di Giorgio Billi, fucecchiese, l’imprenditore che ha fatto una fortuna coi brevetti sulle calze di nylon. L’intenzione è ostile e supponente, opporre concorrenza alla Ferrari in casa, cioè in Formula 1.
Il prologo che li motiva è l’espulsione di massa successiva al titolo del ’61: Enzo Ferrari aveva fatto piazza pulita dei “generali che non sanno fare i generali” e promosso i caporali. Tra cui Furia, Mauro Forghieri, ventisettenne e fresco di dottorato, sul punto di partire per la California, per la cronaca. La verità su quei licenziamenti la svela Tavoni: “Gli avevamo scritto una lettera pregandolo che sua moglie non mettesse più piede negli uffici”.
È un punto controverso, dietro il quale si nascondono probabilmente anche le ragioni della distruzione di tutti gli esemplari della 156 col tipico muso da squalo, inclusa quella che il Commendatore aveva concesso a Olivier Gendebien a Spa 1961 come ricompensa per la vittoria freschissima alla 24 Ore di Le Mans, in livrea gialla – non giallo Modena, ma giallo belga, un tributo al paese e alla nazionalità di Gendebien, nel rispetto del consueto schema di colori nazionali, come aveva chiesto l’importatore locale che si era fatto carico delle spese.
Per rivalsa, gli ex del Cavallino si rivolgono a Billi: “Non potevo dire di no a quel progetto. Prendemmo i reduci dalla Ferrari e li portammo a Pontecchio Marconi, dove aprimmo il nostro stabilimento”. All’epoca, in società ci sono anche il conte Volpi, quello che ha già fondato la Scuderia Serenissima, e Jaime Patino Ortiz, un capitalista dello stagno; Billi poi darà 250 milioni di lire a testa per liquidarli.
L’Ats non prende il volo, ma da subito alletta Phil Hill che alla fine confessa: “I soldi erano veramente pochi per svilupparla. Ma è stato peggio l’anno dopo con la Cooper”. L’altro pilota è Giancarlo Baghetti, pure lui transfuga di Maranello. La squadra a fine anno già chiude, solo cinque presenze e nessun punto, Billi dirotta sulle stradali – che comunque non vanno tanto meglio – e su altre iniziative commerciali. Anche aeree.
Il fatto curioso è che l’acronimo Ats risulta nell’albo della Formula 1 anche una seconda volta: c’è un’altra Ats, tedesca stavolta, Auto Technisches Spezialzubehor, nel 1977 la fondano Gunther Schmid ed Eric Stahlschmidt, i magnati dell’alluminio in Germania, gli stessi che hanno inventato la ruota ultraleggera per Porsche e Volkswagen. Nemmeno questo è un iter fortunato, che finisce con 8 punti in otto stagioni e la fuga di Bmw. Dopodiché, Schmid nel 1988 ci riprova con la Rial che fa perfino peggio e dura anche meno.
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