1. Underground. Città del Messico una volta era… un lago, che gli spagnoli hanno prosciugato quando hanno preso il controllo dei vecchi insediamenti aztechi. Oggi il peso delle strutture urbane sta determinando il progressivo compattamento degli strati argillosi della sede lacustre e di conseguenza la città stia sprofondando, letteralmente, alla velocità 50 centimetri all’anno.
2. Un paese di inventori. Oltre che di guacamole e tortillas, il Messico è la patria d’origine di tante idee insospettabili: i popcorn, la gomma da masticare, il liquore al caffè, i contraccettivi orali, la vernice anti graffiti, l’inchiostro indelebile, le fondamenta antisismiche, il televisore a colori.
3. Con i piedi… e con la mano. Città del Messico ha lo stadio dalla maggiore capienza in tutta l’America Latina: è lo stadio Azteca che può arrivare a 87.523 spettatori, è quello della mano de Dios, la rete irregolare di Maradona con l’Argentina a danno dell’Inghilterra ai quarti nei mondiali di calcio del 1982.
4. Megalomania. A circa quaranta chilometri da Città del Messico, alle falde del massiccio del Cerro Gordo, c’è il sito archeologico di Teotihuacan con la Piramide del sole, la terza al mondo per dimensione: i primi lavori per costruirla risalgono al primo secolo e per completarla ci sono voluti oltre cento anni.
5. Tutti gli altri son nessuno. Sempre in tema di costruzioni, a Città del Messico il castello di Chapultepec dove oggi c’è il museo nazionale di storia è l’unico castello nel continente americano ad avere ospitato davvero una famiglia regnante. Gli altri non sono castelli reali. Nel senso che non sono regi oppure non sono veri.
6. Sanguisughe. Solo nell’area urbana di Città del Messico, 40 mila aziende manifatturiere consumano metà dell’energia elettrica di tutta la nazione. La rete è in sofferenza e gli stati di emergenza sono sempre più frequenti: è un dato di fatto che la crescita della domanda abbia superato il tasso di sviluppo delle linee di distribuzione.
7. Una boccata d’aria. L’autodromo si trova a 2286 metri d’altezza, in tutto il calendario è quello a maggiore altitudine. L’effetto è che l’aria è più rarefatta, di conseguenza la deportanza è minore a parità di incidenza alare, e il flusso frontale è meno efficace ai fini del raffreddamento dei freni. Per i motori, adesso che la Formula 1 ha elevato il contributo del modulo elettrico sopprimendo l’unità di recupero di energia termica dalla rotazione della turbina e dai flussi di scarico, diventa più significativo l’impatto del turbo lag.
8. Il destino. Nel 1962 nel giorno delle prime prove libere muore Ricardo Rodriguez, che quel Gran Premio non doveva nemmeno correrlo, perché la gara non era inserita nel calendario ufficiale, per cui Enzo Ferrari non voleva andarci. Rodriguez invece per gareggiare nella città dov’è nato si smarca dal Cavallino e si procura una Lotus, sbaglia la valutazione alla Peraltada per rispondere a Surtees che sulla stessa macchina è andato più forte. A lui – e suo fratello Pedro, che muore nel ’71 in Germania – è intitolato il circuito.
9. L’alternativa. Nel 2005, Hermann Tilke aveva cominciato a lavorare a un progetto per mettere in piedi un autodromo a Cancun. Poi non se n’è fatto niente. Secondo Bernie Ecclestone: “Città del Messico sarebbe più appetibile. Se chiedete dove si trova, lo sanno tutti che sta in Messico. Cancun probabilmente no”.
10. Svolta locale. Dal 2021 l’etichetta ufficiale della gara è cambiata: non più Gran Premio del Messico, ma Gran Premio di Città del Messico. Non è una sottigliezza: il supporto finanziario arriva da investimenti privati anziché dal governo federale e questo ha consentito di portare avanti un progetto commerciale di lungo termine che altrimenti sarebbe stato perdente.






